When the Squares Fill Up
“Mary becomes, in those dramatic moments, Mother of the Event within us.”
Simone Riva - The squares fill up and empty. Only one Presence remains through the noise.
The square filled up to welcome Jesus into Jerusalem. But very soon after his arrest, many would change their minds. Others would not. They had someone to look to.
Sometimes the squares fill up — even easily — but they are not meant to stay full. Soon the people go home, and everything returns to the way it was before. The shouts and the noise give way to the protagonist of every day: silence. Silence itself is the great friend who takes us by the hand during this Holy Week, which begins with the episode of Jesus’ entry into Jerusalem.
It is a crowded scene, very crowded. Christ moves toward his Passion, passing through square after crowded square. The people, after all, were waiting for the Messiah, and Jesus is welcomed as such — following the script of royal entries into cities down to the smallest detail. But when the squares fill up, there is always the risk that the person is expected to play the part they must perform, to act out the script presented to everyone watching.
And so, after welcoming Jesus into Jerusalem with the cry “Hosanna to the Son of David!”, in the days that followed some of those same voices would change their tune, going so far as to shout to Pilate: “Crucify him!” There is nothing more terrible than a square full of people calling for someone’s death — it is like a hymn to the Enemy, a cult turned upside down, a blasphemous prayer. The Son of God chose to pass through this circumstance as well, because he knew full well that it would happen again throughout history. He knew it would happen even today.
The jubilant crowd at the entrance to Jerusalem and the enraged crowd in Pilate’s palace are both traversed by a man in silence. A man who lets them say and do whatever they want to him — who does not open his mouth, does not complain, does not take advantage of the adulation, and does not despair over the denigration. He has something else on his mind. He is seeing something else. His life revolves around something else.
In the crowd, there is only one presence that manages to remain close to him even in the depths of his soul — because she looks in the same direction, her heart is filled with the same fullness, and she awaits the same fulfillment: the Mother. She too passes through those hours and those places in silence, without looking at the faces of the people crowding around, without being distracted, always and only seeking to fix her gaze on her Son.
In that gaze, the triumph is already present — the definitive victory over the illusion of those who trust in ideology, in their own plans, in their strength, in their opinions. That victory is mercy.
Among the crowd were also men and women for whom Christ had truly become everything — because of their encounter with him, or because he had healed them, or had healed someone they loved, or because they had experienced his preference. And now they are overwhelmed by the cries of the others.
They do not know what to do, which side to take, where to go. But as soon as they glimpse the Mother’s presence, they go to her — the immediate dwelling place of that which within us yearns for the infinite.
And so, within the great crowd repeating what everyone else repeats, a strange company of people stands in silence. Mary becomes, in those dramatic moments, Mother of the Event within us. It will be she, throughout history, who fills many other squares and streets — so that what is true in each person may find a safe home, so that amid the clamor of violent slogans there may always be the possibility of reaching the heart of what truly moves life, so that in the desolation of seeing young people call for the death of their adversary, a passion for humanity capable of overcoming hatred may still find its way.
May silence, then, in these days, be filled with the certainty of that very Presence.
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Quando le piazze si riempiono
A Cura di Simone Riva
Si riempì la piazza, per accogliere Gesù a Gerusalemme, ma molto presto, dopo l'arresto, tanti avrebbero cambiato idea. Altri no. Avevano chi guardare
Talvolta le piazze si riempiono, anche facilmente, ma non sono fatte per rimanere piene. Presto la gente se ne torna a casa e tutto ritorna come prima. Le grida e il chiasso lasciano il posto al protagonista di ogni giorno: il silenzio. Proprio lui, il silenzio, è il grande amico che ci prende per mano in questa settimana santa, che si apre con l’episodio dell’ingresso di Gesù in Gerusalemme.
È un episodio affollato, molto affollato. Cristo va incontro alla passione attraversando molte piazze piene. Il popolo, del resto, era in attesa del Messia e Gesù viene accolto come tale, seguendo nei minimi dettagli il copione degli ingressi regali nelle città. Ma quando le piazze si riempiono c’è sempre il rischio che la persona sia attesa per la parte che deve recitare, per inscenare il copione offerto a tutti coloro che guardano.
E così, dopo aver accolto Gesù in Gerusalemme al grido “Osanna al Figlio di Davide!”, nei giorni seguenti alcuni di loro cambieranno registro, tanto da urlare a Pilato: “Crocifiggilo!”. E non c’è niente di più terribile di una piazza piena di gente che invoca la morte di qualcuno, è come un inno al Nemico, un culto capovolto, una preghiera blasfema. Il Figlio di Dio ha voluto attraversare anche questa circostanza, perché sapeva bene che sarebbe capitato altre volte nella storia, sapeva che sarebbe capitato anche oggi.
La piazza esultante dell’ingresso in Gerusalemme e la piazza inferocita nel palazzo di Pilato vengono attraversate da un uomo in silenzio. Un uomo che si lascia dire e fare di tutto, non apre bocca, non si lamenta, non approfitta dell’esaltazione e non dispera per la denigrazione, ha in mente altro, sta vedendo altro, la sua vita gravita attorno ad altro.
Pieter Brügel il Vecchio, “La Torre di Babele” (1563, particolare)
Nella folla c’è solo una presenza che riesce a rimanergli vicina fin nella profondità dell’animo, perché guarda nella sua stessa direzione, ha il cuore colmo della medesima pienezza, attende l’identico compimento: la Madre. Anche lei attraversa quelle ore e quei luoghi in silenzio, senza guardare il volto delle persone che si accalcano, senza distrarsi, ma cercando sempre e solo di fissare lo sguardo del Figlio.
In quello sguardo, infatti, è già presente la riscossa, la vittoria definitiva sull’illusione degli uomini che confidano nell’ideologia, nei loro progetti, nella propria forza, nelle opinioni: la misericordia.
Tra la folla, inoltre, c’erano uomini e donne per i quali Cristo era diventato realmente tutto, a motivo dell’incontro fatto con lui, o perché li aveva guariti, o aveva guarito un loro famigliare o amico, o perché avevano sperimentato la sua preferenza. E adesso sono travolti dalle grida degli altri. Non sanno cosa fare, da che parte stare, dove andare. Appena scorgono la presenza della Madre, però, vanno da lei, immediata dimora di ciò che in noi domanda l’infinito.
Si crea così, nella grande folla che ripete quello che ripetono tutti, una strana compagnia di gente che sta in silenzio e Maria diviene, in quegli istanti drammatici, Madre dell’Avvenimento in noi. Sarà lei, nella storia, a riempire ben altre piazze e strade, perché ciò che di vero ciascuno incontra possa trovare una casa sicura, perché in mezzo al clamore degli slogan violenti vi sia sempre la possibilità di andare al fondo di ciò che muove davvero la vita, perché nella desolazione di vedere giovani che invocano la morte dell’avversario, possa farsi comunque strada una passione all’uomo in grado di vincere l’odio. Allora che silenzio sia, in questi giorni, carico della certezza della medesima presenza.
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Cuando las plazas se llenan
A cargo de Simone Riva
La plaza se llenó para recibir a Jesús en Jerusalén, pero muy pronto, tras su detención, muchos cambiarían de opinión. Otros no. Tenían a quién mirar
A veces las plazas se llenan, incluso con facilidad, pero no están hechas para permanecer llenas. Pronto la gente se va a casa y todo vuelve a ser como antes. Los gritos y el alboroto dan paso al protagonista de cada día: el silencio. Precisamente él, el silencio, es el gran amigo que nos toma de la mano en esta Semana Santa, que se abre con el episodio de la entrada de Jesús en Jerusalén.
Es un episodio concurrido, muy concurrido. Cristo se encamina hacia la pasión atravesando muchas plazas llenas. El pueblo, por otra parte, esperaba al Mesías y Jesús es acogido como tal, siguiendo al detalle el guion de las entradas reales en las ciudades. Pero cuando las plazas se llenan, siempre existe el riesgo de que se espere a la persona por el papel que debe interpretar, para escenificar el guion ofrecido a todos los que miran.
Y así, tras haber acogido a Jesús en Jerusalén al grito de «¡Hosanna al Hijo de David!», en los días siguientes algunos de ellos cambiarán de tono, hasta el punto de gritar a Pilato: «¡Crucifícalo!». Y no hay nada más terrible que una plaza llena de gente que invoca la muerte de alguien; es como un himno al Enemigo, un culto invertido, una oración blasfema. El Hijo de Dios quiso atravesar también esta circunstancia, porque sabía bien que volvería a ocurrir otras veces en la historia, sabía que ocurriría también hoy.
La plaza exultante de la entrada en Jerusalén y la plaza enfurecida en el palacio de Pilato son atravesadas por un hombre en silencio. Un hombre que se deja decir y hacer de todo, no abre la boca, no se queja, no se aprovecha de la exaltación y no se desespera por el menosprecio; tiene otra cosa en mente, está viendo otra cosa, su vida gira en torno a otra cosa.
Pieter Bruegel el Viejo, «La Torre de Babel» (1563, detalle)
En la multitud solo hay una presencia que logra permanecer cerca de él hasta lo más profundo del alma, porque mira en su misma dirección, tiene el corazón colmado de la misma plenitud, espera el mismo cumplimiento: la Madre. También ella atraviesa esas horas y esos lugares en silencio, sin mirar el rostro de las personas que se agolpan, sin distraerse, sino tratando siempre y solo de fijar la mirada en el Hijo.
En esa mirada, de hecho, ya está presente la revancha, la victoria definitiva sobre la ilusión de los hombres que confían en la ideología, en sus proyectos, en su propia fuerza, en las opiniones: la misericordia.
Entre la multitud, además, había hombres y mujeres para quienes Cristo se había convertido realmente en todo, por el encuentro que habían tenido con él, o porque los había sanado, o había sanado a un familiar o amigo suyo, o porque habían experimentado su preferencia. Y ahora se ven abrumados por los gritos de los demás.
No saben qué hacer, de qué lado estar, adónde ir. Sin embargo, en cuanto divisan la presencia de la Madre, acuden a ella, morada inmediata de lo que en nosotros anhela lo infinito.
Así se crea, en la gran multitud que repite lo que todos repiten, una extraña compañía de gente que permanece en silencio y María se convierte, en esos instantes dramáticos, en Madre del Acontecimiento en nosotros. Será ella, en la historia, quien llene otras plazas y calles muy diferentes, para que lo verdadero que cada uno encuentra pueda hallar un hogar seguro, para que en medio del clamor de las consignas violentas haya siempre la posibilidad de llegar al fondo de lo que realmente mueve la vida, para que en la desolación de ver a jóvenes que invocan la muerte del adversario, pueda abrirse paso, de todos modos, una pasión por el hombre capaz de vencer el odio. Que sea, pues, el silencio, en estos días, cargado de la certeza de esa misma presencia.
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Quand les places se remplissent
Par Simone Riva
La place s’est remplie pour accueillir Jésus à Jérusalem, mais très vite, après son arrestation, beaucoup allaient changer d’avis. D’autres non. Ils avaient quelqu’un vers qui tourner leur regard
Parfois, les places se remplissent, parfois même facilement, mais elles ne sont pas faites pour rester pleines. Bientôt, les gens rentrent chez eux et tout redevient comme avant. Les cris et le vacarme laissent place au protagoniste de chaque jour : le silence. C'est lui, le silence, le grand ami qui nous prend par la main en cette Semaine Sainte, qui s'ouvre sur l'épisode de l'entrée de Jésus à Jérusalem.
C'est un épisode bondé, très bondé. Le Christ va à la rencontre de la Passion en traversant de nombreuses places bondées. Le peuple, d’ailleurs, attendait le Messie et Jésus est accueilli comme tel, suivant dans les moindres détails le scénario des entrées royales dans les villes. Mais lorsque les places se remplissent, il y a toujours le risque que la personne soit attendue pour le rôle qu’elle doit jouer, pour mettre en scène le scénario offert à tous ceux qui regardent.
Et ainsi, après avoir accueilli Jésus à Jérusalem au cri de « Hosanna au Fils de David ! », dans les jours qui suivent, certains d’entre eux changeront de ton, au point de hurler à Pilate : « Crucifie-le ! ». Et il n’y a rien de plus terrible qu’une place pleine de gens qui réclament la mort de quelqu’un, c’est comme un hymne à l’Ennemi, un culte renversé, une prière blasphématoire. Le Fils de Dieu a voulu traverser cette épreuve aussi, car il savait bien que cela se reproduirait d’autres fois dans l’histoire, il savait que cela se produirait encore aujourd’hui.
La place en liesse lors de l’entrée à Jérusalem et la place enragée dans le palais de Pilate sont traversées par un homme en silence. Un homme qui se laisse dire et faire tout ce qu’on veut, qui n’ouvre pas la bouche, qui ne se plaint pas, qui ne profite pas de l’exaltation et ne désespère pas face au dénigrement ; il a autre chose en tête, il voit autre chose, sa vie gravite autour d’autre chose.
Dans la foule, il n’y a qu’une seule présence qui parvient à rester proche de lui jusqu’au plus profond de son âme, car elle regarde dans la même direction que lui, son cœur est rempli de la même plénitude, elle attend le même accomplissement : la Mère. Elle aussi traverse ces heures et ces lieux en silence, sans regarder le visage des personnes qui se pressent, sans se laisser distraire, mais en cherchant toujours et uniquement à fixer le regard de son Fils.
Dans ce regard, en effet, se trouve déjà la revanche, la victoire définitive sur l’illusion des hommes qui placent leur confiance dans l’idéologie, dans leurs projets, dans leur propre force, dans leurs opinions : la miséricorde.
Au milieu de la foule, il y avait aussi des hommes et des femmes pour qui le Christ était véritablement devenu tout, soit parce qu’ils l’avaient rencontré, soit parce qu’il les avait guéris, ou avait guéri un membre de leur famille ou un ami, soit parce qu’ils avaient fait l’expérience de sa préférence. Et maintenant, ils sont submergés par les cris des autres.
Ils ne savent pas quoi faire, de quel côté se ranger, où aller. Dès qu’ils aperçoivent la présence de la Mère, cependant, ils vont vers elle, demeure immédiate de ce qui, en nous, demande l’infini.
Il se crée ainsi, au sein de la grande foule qui répète ce que tout le monde répète, une étrange compagnie de personnes qui restent en silence et Marie devient, dans ces instants dramatiques, Mère de l’Événement en nous. Ce sera elle, dans l’histoire, qui remplira bien d’autres places et rues, afin que ce que chacun rencontre de vrai puisse trouver un foyer sûr, afin qu’au milieu du vacarme des slogans violents, il y ait toujours la possibilité d’aller au fond de ce qui anime vraiment la vie, afin que dans la désolation de voir des jeunes invoquer la mort de l’adversaire, puisse néanmoins se frayer un chemin une passion pour l’homme capable de vaincre la haine. Alors, que ce silence soit, en ces jours, chargé de la certitude de cette même présence.