U2 and the Call to Return to Life
Isabella García-Ramos Herrera - On “Easter Lily,” U2 ask whether friendship, faith, and hope can survive these times.
On April 3, 2026—Good Friday this year—the Irish band U2 released six more songs under the title “Easter Lily,” a companion to the six they put out on Ash Wednesday on the EP “Days of Ash.”
In a letter accompanying the release, Bono explains that the songs on “Easter Lily” are more reflective than those on “Days of Ash,” which came out on February 18, 2026, the day Christians mark Ash Wednesday. He also writes that these songs:
“start from our most personal questions: Are our relationships up to the task in these difficult times? How hard do we fight for our friendships? Can our faith survive amidst this existential tangle fueled by algorithms? Are all religions just trash tearing us apart? Or can we hope that some answers will filter through the cracks?”
Two things about this EP stand out to me. The first is that U2 let themselves be moved by the drama of life, and the songs come from that. They don’t ask permission or apologize for taking reality this seriously. The second is that they don’t lower the stakes: every open question becomes a chance to test whether what they long for can actually meet their longing.
Here’s how they put it in one of their Instagram posts:
“The question is: why these songs about transcendence right now? We sense that our audience is just as hungry as we are for something to hold onto in these difficult times. We don’t write songs to shyly withdraw, without bearing witness to the world with its trauma, its anger, its pain. In these songs, we discover the source of the strength we’ve found to navigate this world.”
That strength shows up in faces, in stories, in real relationships.
You hear it in the first track, “Song for Hal,” which the band dedicates to Hal Willner, a friend who died after contracting COVID-19 in 2020. In the same key, “In a Life” puts friendship to the test. With this song, U2 ask themselves whether it’s absurd to talk about friendship and faith in times this nihilistic. “Absurd or not, we don’t regret doing it,” they say.
For The Edge, hearing “In a Life” right after “Song for Hal” is an invitation not to take anyone for granted—a return to the surprise of having the people we love close, and to the fact that the time we get with them is limited and worth using.
In “Scars,” U2 turn the idea of a scar inside out. What might look like nothing more than the mark of a wound becomes, in their hands, an opening:
“It’s an opportunity. A mistake is a help if you accept it, if you make it part of yourself. The bad news comes when you want to hide it and not look at it. This is the root of all narcissism: not true self-love, but the pretense of being falsely perfect.”
To keep the song from tipping into sentimentality, the band leans into a more punk sound.
With “Resurrection Song,” U2 nod to Carl Sagan’s line: “The Cosmos is within us. We are made of the same stuff as the stars. We are a form in which the Universe knows itself.” For the band, the simple fact that we exist is an enormous surprise. But the challenge, as they see it, is to “get over ourselves”—to stop treating ourselves as the measure of everything. Life, on this view, is what happens when what we carry inside meets what is bigger than us.
In “Easter Parade,” the band admits they want to dig into the mystery of death and resurrection. For them—“shaped by the Christian tradition,” in their own words—that mystery lives in Easter. Bono ties the EP’s title and this song’s title to spring, which moves in step with Easter:
“It’s a promise of rebirth and of everything becoming new again.”
What strikes me is that they never spell out what has died or what they’ve stopped fearing. Maybe that’s on purpose—they leave the cracks open and wait, as they said at the start, to see what answer filters through.
The EP ends with “COEXIST (I Will Bless The Lord At All Times?).” I love the question mark. The phrase “I will bless the Lord at all times” moves through the lyrics as both a question and a claim. The song describes children caught in the middle of war, and U2 aren’t afraid to ask: can I really bless the Lord in the middle of something this terrible? A war, they note, where plenty of people are fighting in the name of the same God who is supposed to be blessed. The name of the one they trust to save them turns out to be the name on the lips of the people firing the guns.
But U2 don’t stop at the contradiction. They go one step further. The fact that the EP closes this way matters: with the recognition that what we take most for granted can, in the worst circumstances, turn back into a surprise. To see that, though, you have to look carefully.
That’s what U2 are after: a return to that kind of looking—at life unfolding in a world full of trauma, anger, and pain. A life held up by a strength we can’t manufacture, only rediscover.
-
Gli U2 e l’invito a tornare alla vita
Cultura·Isabella García-Ramos Herrera
Il 3 aprile 2026, data che quest'anno ha coinciso con il Venerdì Santo, la band irlandese U2 ha pubblicato altre sei canzoni sotto il titolo "Easter Lily", in contrapposizione alle sei lanciate il Mercoledì delle Ceneri nell'EP "Days of Ash".
In una lettera scritta da Bono, cantante della band irlandese U2, questi racconta che le canzoni dell’EP intitolato “Easter Lily” sono più riflessive rispetto a quelle dell’EP “Days of Ash”, pubblicato il 18 febbraio 2026, in coincidenza con il Mercoledì delle Ceneri nel calendario cristiano. Ammette, inoltre, che queste canzoni:
“partono dalle nostre domande più personali: le nostre relazioni sono all’altezza di questi tempi difficili? Quanto lottiamo per le nostre amicizie? La nostra fede può sopravvivere in mezzo a questo groviglio esistenziale alimentato dagli algoritmi? Tutte le religioni sono spazzatura che ci sta lacerando? O possiamo sperare che qualche risposta filtri attraverso le fessure?”
Ciò che mi interessa di più di questo EP sono due cose. La prima è che i membri degli U2 si lasciano toccare dal dramma della vita e da lì nasce la creazione. Non chiedono né permesso né scusa per il fatto di vivere intensamente la realtà. La seconda è che non abbassano la posta in gioco: ogni domanda aperta è l’occasione per verificare se ciò a cui aspirano soddisfa davvero il loro desiderio.
Lo scrivono così in uno dei loro post su Instagram:
“La domanda è: perché queste canzoni sulla trascendenza proprio ora? Abbiamo l’intuizione che il nostro pubblico sia affamato quanto noi di qualcosa a cui aggrapparsi in questi tempi così difficili. Non scriviamo canzoni per ritirarci timidamente, senza essere testimoni del mondo con il suo trauma, la sua rabbia, il suo dolore. In queste canzoni scopriamo la fonte della forza che abbiamo trovato per poter attraversare questo mondo.”
Una forza che si manifesta nei volti, nelle storie, nelle relazioni concrete.
È il caso della prima canzone, “Song for Hal”, che la band dedica a Hal Willner, un loro amico morto dopo aver contratto il COVID-19 nel 2020. Sulla stessa linea, “In a Life” è una canzone che mette alla prova l’amicizia. I membri degli U2 si chiedono con questa canzone se sia assurdo parlare di amicizia e di fede in “questi tempi così nichilisti”. “Assurdo o no, non ci pentiamo di farlo”, assicurano.
Per The Edge, ascoltare “In a Life” dopo “Song for Hal” è un invito a non dare per scontate né le cose né le persone. È un ritorno allo stupore di avere al nostro fianco i nostri cari e di dover approfittare di ogni secondo del tempo che ci viene concesso con loro.
Nella canzone “Scars”, danno una svolta al concetto di cicatrice. Ciò che prima sembrava terribile perché è il segno di una ferita, per gli U2 diventa un’occasione.
“È un’opportunità. Un errore è un aiuto se lo accetti, se lo rendi parte di te. Le cattive notizie arrivano quando vuoi nasconderlo e non guardarlo. Questa è la radice di ogni narcisismo: non il vero amore verso se stessi, ma la pretesa di essere falsamente perfetti.”
E per evitare qualsiasi sentimentalismo, la band ha optato per un sound più punk in questa canzone.
Con “Resurrection Song”, gli U2 riconoscono di partire dall’intuizione di Carl Sagan quando afferma: “Il Cosmo è in noi. Siamo fatti della stessa materia delle stelle. Siamo una forma in cui l’Universo conosce se stesso”. Per i membri degli U2 è una sorpresa enorme il fatto che esistiamo. Ma, per loro, la sfida è “get over ourselves”, ovvero superare noi stessi come misura di tutte le cose. La vita è ciò che accade quando, con ciò che portiamo dentro, incontriamo ciò che è al di là di noi stessi.
In “Easter Parade”, i membri degli U2 confessano di voler esplorare il mistero della morte e della resurrezione. Mistero che, per loro, che dicono di «essere plasmati dalla tradizione cristiana», si trova nella Pasqua. Per Bono, il titolo dell’EP — «Easter Lily» — e il titolo di questa canzone hanno tutto a che fare con la primavera, che va di pari passo con la Pasqua:
«è una promessa di rinascita e di che tutto torni a essere nuovo.»
Ciò che mi interessa è che non chiariscono cosa sia morto e di cosa abbiano smesso di avere paura, forse per, come si chiedevano all’inizio, vedere quale risposta filtra dalle fessure che loro stessi lasciano aperte.
E l’EP si conclude con la canzone “COEXIST (I Will Bless The Lord At All Times?)”. Adoro il punto interrogativo. Questa frase, «Loderò il Signore in ogni momento», appare come domanda e come affermazione lungo tutto il testo. Un testo che descrive i bambini intrappolati in mezzo alla guerra. Così, gli U2 non hanno paura di chiedersi: posso davvero lodare il Signore in mezzo a una circostanza così terribile come la guerra? Una guerra in cui riconoscono che molti combattono in nome di quello stesso Dio che bisogna lodare. Così, il nome di colui che per loro è colui che deve salvarli è il nome che chi spara porta sulle labbra.
Ma gli U2 non si fermano a questa contraddizione. Fanno un passo in avanti. Mi interessa che il nuovo EP degli U2 finisca così: con la consapevolezza che il fatto che diamo più per scontato, nel mezzo delle circostanze peggiori, possa trasformarsi in una sorpresa. Ma per rendercene conto, è necessario uno sguardo attento.
L’appello degli U2 è proprio questo: tornare a questo sguardo, guardare la vita che si svolge in un mondo pieno di traumi, rabbia e dolore. Una vita che si sostiene grazie a una forza che non possiamo produrre, che possiamo solo riscoprire.
-
U2 y la invitación a volver a la vida
Cultura·Isabella García-Ramos Herrera
El 3 de abril de 2026, fecha que este año coincidió con el Viernes Santo, la banda irlandesa U2 publicó otras seis canciones bajo el título «Easter Lily», en contraste con las seis lanzadas el Miércoles de Ceniza en el EP «Days of Ash».
En una carta escrita por Bono, cantante de la banda irlandesa U2, este cuenta que las canciones del EP titulado «Easter Lily» son más reflexivas que las del EP «Days of Ash», publicado el 18 de febrero de 2026, coincidiendo con el Miércoles de Ceniza en el calendario cristiano. Además, admite que estas canciones:
«parten de nuestras preguntas más personales: ¿están nuestras relaciones a la altura de estos tiempos difíciles? ¿Cuánto luchamos por nuestras amistades? ¿Puede nuestra fe sobrevivir en medio de esta maraña existencial alimentada por los algoritmos? ¿Son todas las religiones basura que nos está destrozando? ¿O podemos esperar que alguna respuesta se cuele por las rendijas?»
Lo que más me interesa de este EP son dos cosas. La primera es que los miembros de U2 se dejan conmover por el drama de la vida y de ahí nace la creación. No piden ni permiso ni perdón por vivir intensamente la realidad. La segunda es que no bajan el listón: cada pregunta abierta es una oportunidad para comprobar si aquello a lo que aspiran satisface realmente su deseo.
Así lo escriben en una de sus publicaciones de Instagram:
«La pregunta es: ¿por qué estas canciones sobre la trascendencia precisamente ahora? Tenemos la intuición de que nuestro público está tan hambriento como nosotros de algo a lo que aferrarse en estos tiempos tan difíciles. No escribimos canciones para retirarnos tímidamente, sin ser testigos del mundo con su trauma, su ira, su dolor. En estas canciones descubrimos la fuente de la fuerza que hemos encontrado para poder atravesar este mundo».
Una fuerza que se manifiesta en los rostros, en las historias, en las relaciones concretas.
Es el caso de la primera canción, «Song for Hal», que la banda dedica a Hal Willner, un amigo suyo fallecido tras contraer la COVID-19 en 2020. En la misma línea, «In a Life» es una canción que pone a prueba la amistad. Los miembros de U2 se preguntan con esta canción si es absurdo hablar de amistad y de fe en «estos tiempos tan nihilistas». «Absurdo o no, no nos arrepentimos de hacerlo», aseguran.
Para The Edge, escuchar «In a Life» después de «Song for Hal» es una invitación a no dar por sentadas ni las cosas ni las personas. Es un retorno al asombro de tener a nuestro lado a nuestros seres queridos y de tener que aprovechar cada segundo del tiempo que se nos concede con ellos.
En la canción «Scars», le dan un giro al concepto de cicatriz. Lo que antes parecía terrible porque es la marca de una herida, para U2 se convierte en una oportunidad.
«Es una oportunidad. Un error es una ayuda si lo aceptas, si lo haces parte de ti. Las malas noticias llegan cuando quieres ocultarlo y no mirarlo. Esta es la raíz de todo narcisismo: no el verdadero amor hacia uno mismo, sino la pretensión de ser falsamente perfectos».
Y para evitar cualquier sentimentalismo, la banda ha optado por un sonido más punk en esta canción.
Con «Resurrection Song», U2 reconoce partir de la intuición de Carl Sagan cuando afirma: «El cosmos está en nosotros. Estamos hechos de la misma materia que las estrellas. Somos una forma en la que el universo se conoce a sí mismo». Para los miembros de U2, el hecho de que existamos es una sorpresa enorme. Pero, para ellos, el reto es «get over ourselves», es decir, superarnos a nosotros mismos como medida de todas las cosas. La vida es lo que ocurre cuando, con lo que llevamos dentro, nos encontramos con lo que está más allá de nosotros mismos.
En «Easter Parade», los miembros de U2 confiesan querer explorar el misterio de la muerte y la resurrección. Misterio que, para ellos, que dicen «estar moldeados por la tradición cristiana», se encuentra en la Pascua. Para Bono, el título del EP —«Easter Lily»— y el título de esta canción tienen mucho que ver con la primavera, que va de la mano de la Pascua:
«es una promesa de renacimiento y de que todo vuelva a ser nuevo».
Lo que me interesa es que no aclaran qué es lo que ha muerto y a qué han dejado de temer, quizá para, como se preguntaban al principio, ver qué respuesta se cuela por las rendijas que ellos mismos dejan abiertas.
Y el EP concluye con la canción «COEXIST (I Will Bless The Lord At All Times?)». Me encanta el signo de interrogación. Esta frase, «Alabaré al Señor en todo momento», aparece como pregunta y como afirmación a lo largo de todo el texto. Un texto que describe a los niños atrapados en medio de la guerra. Así, U2 no teme preguntarse: ¿puedo realmente alabar al Señor en medio de una circunstancia tan terrible como la guerra? Una guerra en la que reconocen que muchos luchan en nombre de ese mismo Dios al que hay que alabar. Así, el nombre de aquel que para ellos es quien debe salvarlos es el nombre que quien dispara lleva en los labios.
Pero U2 no se detiene ante esta contradicción. Da un paso más allá. Me llama la atención que el nuevo EP de U2 termine así: con la conciencia de que lo que más damos por sentado, en medio de las peores circunstancias, puede convertirse en una sorpresa. Pero para darnos cuenta de ello, es necesaria una mirada atenta.
El llamamiento de U2 es precisamente este: volver a esa mirada, observar la vida que se desarrolla en un mundo lleno de traumas, ira y dolor. Una vida que se sostiene gracias a una fuerza que no podemos producir, que solo podemos redescubrir.
-
U2 et l'invitation à revenir à la vie
Culture·Isabella García-Ramos Herrera
Le 3 avril 2026, date qui coïncidait cette année avec le Vendredi saint, le groupe irlandais U2 a publié six nouvelles chansons sous le titre « Easter Lily », en contrepoint des six titres sortis le mercredi des Cendres dans l'EP « Days of Ash ».
Dans une lettre écrite par Bono, chanteur du groupe irlandais U2, celui-ci explique que les chansons de l’EP intitulé « Easter Lily » sont plus contemplatives que celles de l’EP « Days of Ash », sorti le 18 février 2026, à l’occasion du mercredi des Cendres dans le calendrier chrétien. Il admet également que ces chansons :
« partent de nos questions les plus personnelles : nos relations sont-elles à la hauteur de ces temps difficiles ? À quel point nous battons-nous pour nos amitiés ? Notre foi peut-elle survivre au milieu de cet enchevêtrement existentiel alimenté par les algorithmes ? Toutes les religions sont-elles des déchets qui nous déchirent ? Ou pouvons-nous espérer que quelques réponses filtrent à travers les fissures ? »
Ce qui m’intéresse le plus dans cet EP, ce sont deux choses. La première, c’est que les membres de U2 se laissent toucher par le drame de la vie et que c’est de là que naît la création. Ils ne demandent ni permission ni excuse pour vivre intensément la réalité. La seconde, c’est qu’ils ne baissent pas la barre : chaque question ouverte est l’occasion de vérifier si ce à quoi ils aspirent satisfait vraiment leur désir.
Ils l’écrivent ainsi dans l’un de leurs posts sur Instagram :
« La question est : pourquoi ces chansons sur la transcendance, justement maintenant ? Nous avons l’intuition que notre public est aussi avide que nous de quelque chose à quoi se raccrocher en ces temps si difficiles. Nous n’écrivons pas de chansons pour nous retirer timidement, sans être témoins du monde avec son traumatisme, sa colère, sa douleur. Dans ces chansons, nous découvrons la source de la force que nous avons trouvée pour traverser ce monde. »
Une force qui se manifeste dans les visages, les histoires, les relations concrètes.
C’est le cas de la première chanson, « Song for Hal », que le groupe dédie à Hal Willner, un de leurs amis décédé après avoir contracté la COVID-19 en 2020. Dans le même esprit, « In a Life » est une chanson qui met l’amitié à l’épreuve. Les membres de U2 se demandent à travers cette chanson s’il est absurde de parler d’amitié et de foi en « ces temps si nihilistes ». « Absurde ou non, nous ne regrettons pas de le faire », assurent-ils.
Pour The Edge, écouter « In a Life » après « Song for Hal » est une invitation à ne prendre ni les choses ni les personnes pour acquises. C’est un retour à l’émerveillement d’avoir nos proches à nos côtés et de devoir profiter de chaque seconde du temps qui nous est accordé avec eux.
Dans la chanson « Scars », ils donnent une nouvelle dimension au concept de cicatrice. Ce qui semblait auparavant terrible parce que c’est le signe d’une blessure devient, pour U2, une opportunité.
« C’est une opportunité. Une erreur est une aide si tu l’acceptes, si tu l’intègres en toi. Les mauvaises nouvelles arrivent quand tu veux la cacher et ne pas la regarder. C’est là la racine de tout narcissisme : non pas le véritable amour de soi, mais la prétention d’être faussement parfait. »
Et pour éviter tout sentimentalisme, le groupe a opté pour un son plus punk dans cette chanson.
Avec « Resurrection Song », U2 reconnaît s’inspirer de l’intuition de Carl Sagan lorsqu’il affirme : « Le Cosmos est en nous. Nous sommes faits de la même matière que les étoiles. Nous sommes une forme à travers laquelle l’Univers se connaît lui-même ». Pour les membres de U2, le fait que nous existions est une énorme surprise. Mais, pour eux, le défi consiste à « get over ourselves », c’est-à-dire à dépasser notre propre personne en tant que mesure de toutes choses. La vie est ce qui se passe lorsque, avec ce que nous portons en nous, nous rencontrons ce qui est au-delà de nous-mêmes.
Dans « Easter Parade », les membres de U2 avouent vouloir explorer le mystère de la mort et de la résurrection. Mystère qui, pour eux, qui se disent « façonnés par la tradition chrétienne », se trouve dans Pâques. Pour Bono, le titre de l’EP — « Easter Lily » — et le titre de cette chanson ont tout à voir avec le printemps, qui va de pair avec Pâques :
« c’est une promesse de renaissance et que tout redevienne neuf. »
Ce qui m’intéresse, c’est qu’ils ne précisent pas ce qui est mort et de quoi ils ont cessé d’avoir peur, peut-être pour, comme ils se le demandaient au début, voir quelle réponse s’infiltre à travers les interstices qu’ils laissent eux-mêmes ouverts.
Et l’EP se termine par la chanson « COEXIST (I Will Bless The Lord At All Times?) ». J’adore le point d’interrogation. Cette phrase, « Je louerai le Seigneur en tout temps », apparaît comme une question et comme une affirmation tout au long du texte. Un texte qui décrit des enfants pris au piège au milieu de la guerre. Ainsi, U2 n’a pas peur de se demander : puis-je vraiment louer le Seigneur au milieu d’une situation aussi terrible que la guerre ? Une guerre dans laquelle ils reconnaissent que beaucoup se battent au nom de ce même Dieu qu’il faut louer. Ainsi, le nom de celui qui, pour eux, est celui qui doit les sauver, est le nom que ceux qui tirent ont sur les lèvres.
Mais U2 ne s’arrête pas à cette contradiction. Le groupe va plus loin. Ce qui m’intéresse, c’est que le nouvel EP de U2 se termine ainsi : avec la prise de conscience que ce que nous tenons le plus pour acquis, au milieu des pires circonstances, peut se transformer en une surprise. Mais pour s’en rendre compte, il faut un regard attentif.
L’appel de U2 est justement celui-ci : revenir à ce regard, observer la vie qui se déroule dans un monde plein de traumatismes, de colère et de douleur. Une vie qui se soutient grâce à une force que nous ne pouvons pas produire, que nous ne pouvons que redécouvrir.
On “Easter Lily,” released Good Friday 2026, U2 turn personal questions about friendship, faith, scars, and war into songs that refuse to lower the stakes of being alive.