A New Way of Being Present

The Ascension gives us back the way of living — a simplicity that lets us say, in truth, ‘I am here.
— Simone Riva
ENGLISH - A new way of being present
Simone Riva
ITALIANO - Un Nuovo Modo di Esserci
Simone Riva

Simone Riva - The Ascension is not a goodbye. It is the moment Christ becomes everywhere present.

The Ascension does not close the story of Christ. It opens a new way for Him to be present — the way of His contemporaneity. Having ascended to the Father, He becomes the meaning of everything that happens now.

“Christ is there, in His position as Lord of all things; He holds them from their very roots, waiting — according to the plan of the Father’s will — for this to be revealed, along a thread, a path, a flow, a sustaining current, to which the men of history — those given the eye of faith, those who have been called to Him — pay attention, in the sudden surprise of realizing how much grace this time is made of, even where it seems that the crucifixion still reigns and the exclusion that puts Him in the tomb still seems invincible. By now He is victorious over death, and therefore over all the forces that lead to death, over all the forces of reality that do not recognize Him as Lord.”

— Luigi Giussani, notes from a conversation at the Memores Domini Ascension retreat, Riva del Garda, afternoon of May 16, 1992

There is a way of approaching the episodes of Jesus’ life as if they belonged to the past — closed matters that no longer concern us and that, in any case, cannot pierce the timeline. Confined to the moment in which they happened, they lose their hold on us. Inexorably we come to believe that they have no power to keep us company, no power to introduce something new into how we face the day, no power to correct the methods and judgments by which we live.

Precisely to answer that risk, the Presence of Christ on earth is brought to its fullness through the Ascension — an unexpected revolution in our relationship with time, with space, and with the destiny of all things. The Ascension finally makes possible for the Son of God what eludes us: to possess reality at its root.

The first sign of this new possession is a radical shift in how we are present: from the past to the present. The return of Jesus, in His risen body, into the heart of the Trinity inaugurates the time of Contemporaneity. From now on, the true way of saying “I” requires a present tense: “I am here,” not “I was there.” Whatever claim of exclusivity we attach to the origin of an event turns out, on closer look, to be a memory that no longer carries the energy of the here and now.

The heart of what has already happened re-occurs inside the simple — and sometimes seemingly banal — flow of our time, and it never re-occurs without us. Faces, circumstances, unexpected turns, desires, even our mistakes and our failures become the home of the One who chose not to remain a guest.

Because Christ is there — “in His position as Lord of all things” — He is also here, in every detail of reality we so often try to grasp with our fragile strength, forgetting that only pierced hands can truly grasp life.

To begin to sense this new way of being present at the heart of things can only move the men and women to whom “the eye of faith” has been given. Something like that must have happened to those who met the apostles in the hours after they watched their Master ascend into heaven. They did not see disconsolate, disappointed men with the look of people who have watched a beautiful adventure come to an end and now have only memories and conversation to live on. They saw men who had become children again — with the same light in their gaze that had always been visible in Mary’s eyes. At last, the apostles’ eyes too had become the eyes of children.

The Ascension gives us back the way of living. It gives us a simplicity that has to be begged for, a simplicity that lets us say in truth: “I am here” — without delegating, without excuses, without fear, and without reducing even the most important events to mere drama.

  • Un nuovo modo di esserci

    Simone Riva

    L'Ascensione inaugura un nuovo modo di essere di Cristo nel mondo, fondato sulla Sua contemporaneità. Asceso al Padre, Cristo diviene il senso di tutto

    “Cristo è là, nella sua situazione di Signore di tutte le cose, le possiede dalla radice, attendendo, secondo il disegno della volontà del Padre, che questo si manifesti, secondo un filo, un cammino, un flusso, un alveo portante, cui gli uomini della storia, ai quali è dato l’occhio della fede, che sono stati chiamati a Lui, portano attenzione, nella sorpresa improvvisa d’accorgersi di quanta grazia è fatto il tempo ormai, anche là dove sembra che la crocifissione ancora domini e l’esclusione che lo colloca nella tomba sembra ancora essere invincibile. Oramai Egli è vittorioso sulla morte e, perciò, su tutte le forze che conducono alla morte, su tutte le forze della realtà che non riconoscono Lui come Signore” (Appunti da una conversazione di Luigi Giussani al ritiro d’Ascensione dei Memores Domini. Riva del Garda, pomeriggio del 16 maggio 1992).

    C’è un modo di stare davanti agli episodi della vita di Gesù come se si trattasse di acqua passata, cose che non ci riguardano più e che, comunque, non sono in grado di bucare la linea del tempo, relegati al momento storico in cui sono avvenuti. Inesorabilmente si arriva quindi a ritenere che non abbiano alcuna possibilità di farci compagnia, di introdurre una novità nel nostro modo di affrontare il quotidiano, un correttivo circa metodi e giudizi con cui viviamo.

    Proprio per far fronte a questo rischio la presenza di Cristo sulla terra si compie mediante l’Ascensione, inattesa rivoluzione del rapporto con tempo, spazio e destino di tutto, che rende finalmente possibile al Figlio di Dio ciò che a noi sfugge: possedere la radice del reale.

    Il primo segno di questo nuovo possesso è il cambio radicale nel quale viene coinvolto ogni nostro modo di essere presenti: dal passato al presente. Il ritorno di Gesù, con il suo corpo risorto, nel cuore della Trinità, inaugura infatti il tempo della contemporaneità, per cui il vero modo di dire “io” domanda un presente: “Io ci sono”, e non: “Io c’ero”, liquidando presunte esclusive circa l’origine degli eventi che in realtà si rivelano ricordi senza più l’energia del “qui e ora”.

    Il riaccadere del cuore di ciò che è già accaduto si rende presente nel semplice, e talvolta apparentemente banale, scorrere del nostro tempo, e mai senza di noi. Volti, circostanze, imprevisti, desideri, persino errori e fallimenti, divengono casa di Colui che ha preferito non rimanere un semplice ospite.

    Il fatto che Cristo sia là, “nella sua situazione di Signore di tutte le cose”, gli consente di essere qua, in ogni dettaglio del reale che, spesso, tentiamo goffamente di afferrare con tutte le nostre fragili forze, dimenticando che solo delle mani trafitte possono “impugnare” la vita.

    Sorprendere la possibilità di questo nuovo modo di “esserci” nel cuore delle cose, non può che riempire di commozione uomini e donne a cui è “dato l’occhio della fede”. È quello che sarà accaduto a coloro che hanno incrociato gli apostoli appena dopo aver visto salire al cielo il loro Maestro. Non hanno visto gente sconsolata, delusa, con la faccia tipica di chi ha visto finire una bella avventura adesso consegnata a ricordi e discorsi, ma uomini tornati bambini, con lo stesso riflesso nello sguardo che era sempre stato possibile intercettare negli occhi di Maria. Finalmente anche gli occhi degli apostoli erano diventati occhi di figli.

    L’Ascensione ci riconsegna il metodo della vita, una semplicità da mendicare che ci consente di dire in verità: “Ci sono”, senza deleghe, senza scuse, senza paure, senza rischiare di ridurre a sceneggiata persino gli avvenimenti più importanti.

  • Una nueva forma de estar

    Simone Riva

    La Ascensión inaugura una nueva forma de ser de Cristo en el mundo, basada en su contemporaneidad. Ascendido al Padre, Cristo se convierte en el sentido de todo

    «Cristo está ahí, en su condición de Señor de todas las cosas, las posee desde la raíz, esperando, según el designio de la voluntad del Padre, que este se manifieste, siguiendo un hilo, un camino, un flujo, un cauce portador, al que prestan atención los hombres de la historia, a quienes se les ha dado el ojo de la fe, que han sido llamados a Él, en la sorpresa repentina de darse cuenta de cuánta gracia es ya el tiempo, incluso allí donde parece que la crucifixión aún domina y la exclusión que lo sitúa en la tumba parece seguir siendo invencible. Ahora Él es victorioso sobre la muerte y, por tanto, sobre todas las fuerzas que conducen a la muerte, sobre todas las fuerzas de la realidad que no le reconocen como Señor» (Apuntes de una conversación de Luigi Giussani en el retiro de la Ascensión de los Memores Domini. Riva del Garda, tarde del 16 de mayo de 1992).

    Hay una forma de situarse ante los episodios de la vida de Jesús como si se tratara de agua pasada, cosas que ya no nos conciernen y que, en cualquier caso, no son capaces de traspasar la línea del tiempo, relegadas al momento histórico en que ocurrieron. Inexorablemente se llega así a considerar que no tienen ninguna posibilidad de acompañarnos, de introducir una novedad en nuestra forma de afrontar el día a día, una corrección de los métodos y juicios con los que vivimos.

    Precisamente para hacer frente a este riesgo, la presencia de Cristo en la tierra se cumple mediante la Ascensión, una revolución inesperada de la relación con el tiempo, el espacio y el destino de todo, que hace finalmente posible al Hijo de Dios lo que a nosotros se nos escapa: poseer la raíz de lo real.

    La primera señal de esta nueva posesión es el cambio radical en el que se ve implicada toda nuestra forma de estar presentes: del pasado al presente. El regreso de Jesús, con su cuerpo resucitado, al seno de la Trinidad, inaugura de hecho el tiempo de la contemporaneidad, por lo que la verdadera forma de decir «yo» exige un presente: «Yo estoy», y no: «Yo estaba», liquidando presuntas exclusivas sobre el origen de los acontecimientos que en realidad se revelan como recuerdos sin la energía del «aquí y ahora».

    El volver a suceder del corazón de lo que ya ha sucedido se hace presente en el sencillo, y a veces aparentemente banal, discurrir de nuestro tiempo, y nunca sin nosotros. Rostros, circunstancias, imprevistos, deseos, incluso errores y fracasos, se convierten en morada de Aquel que ha preferido no quedarse como un simple huésped.

    El hecho de que Cristo esté allí, «en su condición de Señor de todas las cosas», le permite estar aquí, en cada detalle de lo real que, a menudo, intentamos torpemente agarrar con todas nuestras frágiles fuerzas, olvidando que solo unas manos traspasadas pueden «empuñar» la vida.

    Captar la posibilidad de esta nueva forma de «estar ahí» en el corazón de las cosas no puede sino llenar de emoción a los hombres y mujeres a quienes se les ha «dado el ojo de la fe». Es lo que les habrá ocurrido a quienes se cruzaron con los apóstoles justo después de haber visto ascender al cielo a su Maestro.

    No vieron a gente desconsolada, decepcionada, con el rostro típico de quien ha visto terminar una bella aventura ahora relegada a recuerdos y discursos, sino a hombres convertidos en niños, con el mismo reflejo en la mirada que siempre había sido posible captar en los ojos de María. Por fin, también los ojos de los apóstoles se habían convertido en ojos de hijos.

    La Ascensión nos devuelve el método de vida, una sencillez que hay que mendigar y que nos permite decir con verdad: «Estoy aquí», sin delegar, sin excusas, sin miedos, sin correr el riesgo de reducir a una simple farsa incluso los acontecimientos más importantes.

  • Une nouvelle manière d’être

    Simone Riva

    L’Ascension inaugure une nouvelle manière d’être du Christ dans le monde, fondée sur sa contemporanéité. Monté vers le Père, le Christ devient le sens de toute chose

    « Le Christ est là, dans sa position de Seigneur de toutes choses, il les possède depuis leur origine, attendant, selon le dessein de la volonté du Père, que celle-ci se manifeste, selon un fil, un chemin, un flux, un lit porteur, auquel les hommes de l’histoire, à qui est donné l’œil de la foi, qui ont été appelés à Lui, prêtent attention, dans la surprise soudaine de se rendre compte à quel point le temps est désormais fait de grâce, même là où il semble que la crucifixion domine encore et que l’exclusion qui le place dans le tombeau semble encore être invincible. Désormais, Il est victorieux sur la mort et, par conséquent, sur toutes les forces qui mènent à la mort, sur toutes les forces de la réalité qui ne Le reconnaissent pas comme Seigneur » (Notes d’une conversation de Luigi Giussani lors de la retraite de l’Ascension des Memores Domini. Riva del Garda, après-midi du 16 mai 1992).

    Il y a une façon d’aborder les épisodes de la vie de Jésus comme s’il s’agissait d’une histoire ancienne, de choses qui ne nous concernent plus et qui, de toute façon, ne sont pas capables de transpercer la ligne du temps, reléguées au moment historique où elles se sont produites. On en vient alors inexorablement à croire qu’ils n’ont aucune chance de nous accompagner, d’introduire une nouveauté dans notre façon d’affronter le quotidien, un correctif aux méthodes et aux jugements avec lesquels nous vivons.

    C’est précisément pour faire face à ce risque que la présence du Christ sur terre s’accomplit par l’Ascension, révolution inattendue de la relation avec le temps, l’espace et le destin de toute chose, qui rend enfin possible au Fils de Dieu ce qui nous échappe : posséder la racine du réel.

    Le premier signe de cette nouvelle possession est le changement radical dans lequel s’engage toute notre manière d’être présents : du passé au présent. Le retour de Jésus, avec son corps ressuscité, au cœur de la Trinité, inaugure en effet le temps de la contemporanéité, pour lequel la véritable manière de dire « je » exige un présent : « Je suis là », et non : « J’étais là », balayant ainsi les prétendues exclusivités concernant l’origine des événements qui, en réalité, se révèlent être des souvenirs dépourvus de l’énergie du « ici et maintenant ».

    La réapparition du cœur de ce qui s’est déjà produit se rend présente dans le simple, et parfois apparemment banal, écoulement de notre temps, et jamais sans nous. Visages, circonstances, imprévus, désirs, voire erreurs et échecs, deviennent la demeure de Celui qui a préféré ne pas rester un simple hôte.

    Le fait que le Christ soit là, « dans sa position de Seigneur de toutes choses », lui permet d’être ici, dans chaque détail du réel que, souvent, nous tentons maladroitement de saisir de toutes nos forces fragiles, en oubliant que seules des mains transpercées peuvent « saisir » la vie.

    Saisir la possibilité de cette nouvelle manière d’« être là » au cœur des choses ne peut que remplir d’émotion les hommes et les femmes à qui est « donné l’œil de la foi ». C’est ce qui a dû arriver à ceux qui ont croisé les apôtres juste après avoir vu leur Maître monter au ciel.

    Ils n’ont pas vu des gens découragés, déçus, avec le visage typique de ceux qui ont vu s’achever une belle aventure désormais reléguée aux souvenirs et aux discours, mais des hommes redevenus des enfants, avec le même reflet dans le regard qu’il avait toujours été possible de percevoir dans les yeux de Marie. Enfin, les yeux des apôtres étaient eux aussi devenus des yeux d’enfants.

    L’Ascension nous rend la méthode de vie, une simplicité à mendier qui nous permet de dire en vérité : « Je suis là », sans délégations, sans excuses, sans peurs, sans risquer de réduire en comédie même les événements les plus importants.

Simone Riva

Don Simone Riva, born in 1982, is an Italian Catholic priest ordained in 2008. He serves as parochial vicar in Monza and teaches religion. Influenced by experiences in Peru, Riva authors books, maintains an active social media presence, and participates in religious discussions. He's known for engaging youth and connecting faith with contemporary

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