He Goes Before Us
““Easter is not an idea to be understood, not a precept to be observed, but a splendor to let in.”
Julián Carron - He Goes Before Us: Carrón on the Splendor of Easter.
“On the first day of the week, Mary Magdalene went to the tomb early in the morning, while it was still dark.” Mary could no longer hold back. Love had taken complete hold of her. Outside it was still dark, but within her something was burning that no night could extinguish. He reigned in her heart with a force more powerful than any fear, any caution, any logic.
What longing had driven her to move like this, at that hour, alone? What kind of nostalgia guided her every gesture, her every thought? It was the nostalgia of love—the kind that does not give up, the kind that goes searching even when it seems there is nothing left to find.
When she saw that the stone had been removed from the tomb, Mary ran “to Simon Peter and the other disciple, the one whom Jesus loved, and said to them, ’They have taken the Lord out of the tomb, and we do not know where they have laid him!’” The news felt like yet another loss. As if death were not enough, now the body was gone too.
And the two ran. Peter, the impulsive one, the repentant denier. John, the beloved disciple, the one who had remained at the foot of the cross. Two different stories, two different burdens on their shoulders. But the same run toward the same tomb.
John “saw the linen cloths lying there,” then Peter arrived and saw the face cloth “folded up in a separate place”—not scattered in a heap, as in the haste of those who carry away a body, but with order, with care, with that silent elegance proper to freedom. “And he believed.” Without yet understanding everything. He believed because he saw the signs, and the signs spoke to his heart.
Easter faith is born this way: not from an exhaustive explanation, but from an encounter with the signs the Risen One leaves behind. An empty tomb. Neatly arranged garments. A stone rolled away. And then—a heart that burns.
“Tell us, Mary: what did you see on the way?” “I saw the tomb of the living Christ, the glory of the risen Christ, and the angels who bore witness to him, the shroud and his garments. Christ, my hope, has risen: he goes before his own in Galilee.”1
Today is that day. The day when He shines for everyone. There is nothing else to do but let ourselves be overtaken by His splendor. This is Easter: not an idea to be understood, not a precept to be observed, but a splendor to let in.
The whole gaze is captured by His living, risen, radiant Presence. Let us allow Him to draw us in, doing nothing but marveling. Let us let ourselves be overtaken. This is not the moment to analyze, to measure, to calculate. It is the moment to open the windows and let the light in.
Today everything is grace—a gift continually renewed, moment by moment. Everything else fades into the background. Not because other things don’t matter—they do, and we’ll return to them tomorrow, with our usual struggles. But today, no. Today is the day of the Resurrection, and the Resurrection shares its space with nothing else.
Anything that tears us away from Him—worries, painful memories, disappointments, distractions—is meant to make us long for His splendor and bring us back to Him. Like Peter and Mary.
Easter Sunday is entirely dedicated to keeping us glued to Christ. How is such an attractive splendor possible? A day when nothing can truly distract us from Him—unless we stop letting ourselves be glued to Him. A day to reveal His newness, His splendor, His beauty.
Nothing can hinder His splendor, His love that sets ablaze anyone it touches. This is His victory over death, over all that is dead and inert—overflowing with life. Everything is radiant with His victory. Nothing resists His newness, His new life, His peace.
“Behold, I have overcome the world” (Jn 16:33). “Whoever believes in me, even if he dies, will live” (Jn 11:25).
“He has not only conquered death and sin, but also shame and the guilty conscience that gives no respite. All this has vanished without a trace, like snow melting in the Easter sun. This is my Easter gift to you: your clear conscience. And you must receive this gift with a clear conscience—for on the day of my victory I do not want to see sorrowful hearts.”2
Let His splendor enter. Today there is no room for guilt, for sadness, for regret. Today there is only He—alive, risen, radiant—calling us to share in His Resurrection.
Easter Sunday “Resurrection of the Lord” — Year A - Notes from the homily by Julián Carrón - April 5, 2026
First Reading: Acts 10:34a, 37–43 · Psalm 118 · Second Reading: Col 3:1–4 · Gospel: Jn 20:1–9
NOTES
1 Víctimae pascháli láudes, Easter Sequence.
2 H.U. von Balthasar, “No one has seen the hour of your victory!”, in The Heart of the World.
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Egli va prima di noi. A cura di Julián Carrón.
Domenica di Pasqua «Resurrezione del Signore» - Anno A
Appunti dall'omelia di Julián Carrón 5 aprile 2026
(Prima lettura: At 10,34a.37-43; Salmo 117 (118); Seconda lettura: Col 3,1-4; Vangelo: Gv 20,1-9)
«Il primo giorno della settimana, Maria di Màgdala si recò al sepolcro di mattino, quando era ancora buio». Maria non poteva più resistere. L'amore dominava tutta la sua persona. Fuori era ancora buio, ma dentro di lei ardeva qualcosa che nessuna notte avrebbe potuto spegnere. Lui prevaleva nel suo cuore con una forza più potente di qualsiasi paura, di qualsiasi prudenza, di qualsiasi logica.
Quale mancanza l'aveva spinta a muoversi così, a quell'ora, da sola? Che razza di nostalgia guidava ogni suo gesto, ogni suo pensiero? Era la nostalgia dell'amore: quella che non si rassegna, quella che va a cercare anche quando sembra non esserci più nulla da trovare.
Quando vide che la pietra era stata tolta dal sepolcro, Maria corse «da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove l'hanno posto!"». La notizia sembrava un'ulteriore perdita. Come se la morte non bastasse, ora anche il corpo era sparito.
E i due corsero. Pietro, l'impulsivo, il rinnegatore pentito. Giovanni, il discepolo amato, colui che era rimasto ai piedi della croce. Due storie diverse, due pesi diversi sulle spalle. Ma la stessa corsa verso lo stesso sepolcro.
Giovanni «vide i teli posati là», poi giunse anche Pietro e vide il sudario «avvolto in un luogo a parte» – non alla rinfusa, come nella fretta di chi porta via un corpo, ma con ordine, con cura, con quella silenziosa eleganza che è propria della libertà. «E credette». Senza ancora capire tutto. Credette perché vide i segni, e i segni parlarono al suo cuore.
La fede pasquale nasce così: non da una spiegazione esaustiva, ma da un incontro con i segni che il Risorto lascia. Un sepolcro vuoto. Delle vesti ordinate. Una pietra rotolata via. E poi, il cuore che brucia.
«Raccontaci, Maria: che cosa hai visto sulla via?». «Ho visto la tomba del Cristo vivente, la gloria del Cristo risorto e gli angeli che lo hanno testimoniato, il sudario e le sue vesti. Cristo, mia speranza, è risorto: precede i suoi in Galilea»¹.
Oggi è questo giorno. Il giorno in cui Lui risplende per tutti. Non c'è altro da fare che lasciarsi invadere dal Suo splendore. Questa è la Pasqua: non un'idea da capire, non un precetto da osservare, ma uno splendore da lasciar entrare.
Tutto lo sguardo è catturato dalla Sua presenza viva, risorta, risplendente. Lasciamo che ci attiri senza fare altro che stupirci. Lasciamoci invadere. Non è il momento di analizzare, di misurare, di calcolare. È il momento di aprire le finestre e lasciar entrare la luce.
Oggi tutto è grazia, dono continuamente ridonato, istante dopo istante. Tutto il resto passa in secondo piano. Non perché le altre cose non contino – contano, e ci torneremo domani, con le fatiche di sempre. Ma oggi, no. Oggi è il giorno della Risurrezione, e la Risurrezione non divide il suo spazio con nient'altro.
Qualsiasi cosa che ci strappa da Lui – le preoccupazioni, i ricordi dolorosi, le delusioni, le distrazioni – è per farci sentire la nostalgia del Suo splendore e farci tornare da Lui. Come Pietro e Maria.
La domenica di Pasqua è interamente dedicata a farci rimanere incollati a Cristo. Come è possibile questo splendore così attraente? Un giorno in cui nulla riesce a distrarci da Lui. Nessuna distrazione riesce a distoglierci completamente, se non smettiamo di lasciarci incollare. Un giorno per mostrare la Sua novità, il Suo splendore, la Sua bellezza.
Niente può impedire il Suo splendore, il Suo amore che infiamma chiunque lo tocchi. Questa è la sua vittoria sulla morte, su tutto ciò che è morto e inerte, per traboccare di vita. Tutto è irradiato dalla Sua vittoria. Niente resiste alla Sua novità, alla Sua vita nuova, alla Sua pace.
«Ecco, io ho vinto il mondo» (Gv 16,33). «Chi crede in me, anche se muore, vivrà» (Gv 11,25). «Lui non ha vinto solo la morte e il peccato, ma anche la vergogna e la cattiva coscienza che non dà tregua. Tutto questo è scomparso senza lasciare traccia, come la neve che si scioglie al sole di Pasqua. Questo è il mio regalo di Pasqua per te: la tua buona coscienza, e tu devi riceverlo con buona coscienza questo regalo, perché nel giorno della mia vittoria non voglio vedere cuori contristati»².
Lasciamo che il Suo splendore entri. Oggi non c'è spazio per i sensi di colpa, per le tristezze, per i rimpianti. Oggi c'è solo Lui, vivo, risorto, radioso, per renderci partecipi della Sua risurrezione.
NOTE
¹ Víctimae pascháli láudes, Sequenza pasquale.
² H.U. von Balthasar, «Nessuno ha visto l'ora della tua vittoria!», in Il cuore del mondo.
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Él nos precede. A cargo de Julián Carrón.
Domingo de Pascua «Resurrección del Señor» - Año A
Notas de la homilía de Julián Carrón 5 de abril de 2026
(Primera lectura: Hch 10,34a.37-43; Salmo 117 (118); Segunda lectura: Col 3,1-4; Evangelio: Jn 20,1-9)
«El primer día de la semana, María de Magdala fue al sepulcro por la mañana, cuando aún estaba oscuro». María ya no podía resistirse más. El amor dominaba toda su persona. Afuera aún estaba oscuro, pero dentro de ella ardía algo que ninguna noche habría podido apagar. Él prevalecía en su corazón con una fuerza más poderosa que cualquier miedo, que cualquier prudencia, que cualquier lógica.
¿Qué carencia la había impulsado a moverse así, a esa hora, sola? ¿Qué clase de nostalgia guiaba cada uno de sus gestos, cada uno de sus pensamientos? Era la nostalgia del amor: aquella que no se resigna, aquella que va a buscar incluso cuando parece que ya no hay nada que encontrar.
Cuando vio que habían quitado la piedra del sepulcro, María corrió «hacia Simón Pedro y el otro discípulo, aquel a quien Jesús amaba, y les dijo: “Se han llevado al Señor del sepulcro y no sabemos dónde lo han puesto”». La noticia parecía una pérdida más. Como si la muerte no bastara, ahora también el cuerpo había desaparecido.
Y los dos corrieron. Pedro, el impulsivo, el negador arrepentido. Juan, el discípulo amado, el que se había quedado a los pies de la cruz. Dos historias diferentes, dos cargas diferentes sobre los hombros. Pero la misma carrera hacia el mismo sepulcro.
Juan «vio los lienzos allí tendidos», luego llegó también Pedro y vio el sudario «enrollado en un lugar aparte» —no desordenadamente, como en la prisa de quien se lleva un cuerpo, sino con orden, con cuidado, con esa silenciosa elegancia propia de la libertad—. «Y creyó». Sin comprenderlo aún del todo. Creyó porque vio las señales, y las señales hablaron a su corazón.
Así nace la fe pascual: no de una explicación exhaustiva, sino de un encuentro con las señales que deja el Resucitado. Un sepulcro vacío. Las vestiduras ordenadas. Una piedra removida. Y luego, el corazón que arde.
«Cuéntanos, María: ¿qué has visto por el camino?». «He visto la tumba del Cristo vivo, la gloria del Cristo resucitado y a los ángeles que lo han atestiguado, el sudario y sus vestiduras. Cristo, mi esperanza, ha resucitado: va por delante de los suyos en Galilea»¹.
Hoy es este día. El día en que Él resplandece para todos. No hay nada más que hacer que dejarse invadir por Su esplendor. Esto es la Pascua: no una idea que hay que comprender, no un precepto que hay que observar, sino un esplendor que hay que dejar entrar.
Toda la mirada queda cautivada por su presencia viva, resucitada, resplandeciente. Dejemos que nos atraiga sin hacer otra cosa que admirarnos. Dejémonos invadir. No es momento de analizar, de medir, de calcular. Es momento de abrir las ventanas y dejar entrar la luz.
Hoy todo es gracia, un don que se renueva continuamente, instante tras instante. Todo lo demás pasa a un segundo plano. No porque las otras cosas no cuenten —cuentan, y volveremos a ellas mañana, con las fatigas de siempre—. Pero hoy, no. Hoy es el día de la Resurrección, y la Resurrección no comparte su espacio con nada más.
Cualquier cosa que nos aleje de Él —las preocupaciones, los recuerdos dolorosos, las decepciones, las distracciones— es para hacernos sentir la nostalgia de Su esplendor y hacernos volver a Él. Como Pedro y María.
El Domingo de Pascua está dedicado por completo a hacernos permanecer pegados a Cristo. ¿Cómo es posible este esplendor tan atractivo? Un día en el que nada logra distraernos de Él. Ninguna distracción logra apartarnos por completo, si no dejamos de permitir que nos atraiga. Un día para mostrar Su novedad, Su esplendor, Su belleza.
Nada puede impedir Su esplendor, Su amor que enciende a quienquiera que lo toque. Esta es su victoria sobre la muerte, sobre todo lo que está muerto e inerte, para desbordarse de vida. Todo se irradia de Su victoria. Nada resiste a Su novedad, a Su vida nueva, a Su paz.
«Mirad, yo he vencido al mundo» (Jn 16,33). «El que cree en mí, aunque muera, vivirá» (Jn 11,25). «Él no solo venció a la muerte y al pecado, sino también a la vergüenza y a la mala conciencia que no da tregua. Todo esto ha desaparecido sin dejar rastro, como la nieve que se derrite al sol de Pascua. Este es mi regalo de Pascua para ti: tu buena conciencia, y debes recibir este regalo con buena conciencia, porque en el día de mi victoria no quiero ver corazones entristecidos»².
Dejemos que entre su esplendor. Hoy no hay lugar para los sentimientos de culpa, para las tristezas, para los remordimientos. Hoy solo está Él, vivo, resucitado, radiante, para hacernos partícipes de su resurrección.
NOTAS
¹ Víctimae pascháli láudes, Secuencia pascual.
² H.U. von Balthasar, «¡Nadie ha visto la hora de tu victoria!», en El corazón del mundo.
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Il nous précède. Par Julián Carrón.
Dimanche de Pâques « Résurrection du Seigneur » - Année A
Notes tirées de l'homélie de Julián Carrón 5 avril 2026
(Première lecture : Ac 10,34a.37-43 ; Psaume 117 (118) ; Deuxième lecture : Col 3,1-4 ; Évangile : Jn 20,1-9)
« Le premier jour de la semaine, Marie de Magdala se rendit au tombeau de bon matin, alors qu’il faisait encore nuit ». Marie ne pouvait plus résister. L’amour dominait tout son être. Dehors, il faisait encore nuit, mais en elle brûlait quelque chose qu’aucune nuit n’aurait pu éteindre. Il régnait dans son cœur avec une force plus puissante que toute peur, toute prudence, toute logique.
Quel manque l’avait poussée à se lever ainsi, à cette heure-là, toute seule ? Quelle sorte de nostalgie guidait chacun de ses gestes, chacune de ses pensées ? C’était la nostalgie de l’amour : celle qui ne se résigne pas, celle qui part à la recherche même quand il semble n’y avoir plus rien à trouver.
Quand elle vit que la pierre avait été enlevée du tombeau, Marie courut « vers Simon Pierre et l’autre disciple, celui que Jésus aimait, et leur dit : « Ils ont enlevé le Seigneur du tombeau et nous ne savons pas où ils l’ont mis ! » La nouvelle semblait être une perte supplémentaire. Comme si la mort ne suffisait pas, voilà que le corps avait disparu lui aussi.
Et les deux se mirent à courir. Pierre, l’impulsif, le renégat repenti. Jean, le disciple bien-aimé, celui qui était resté au pied de la croix. Deux histoires différentes, deux fardeaux différents sur leurs épaules. Mais la même course vers le même tombeau.
Jean « vit les linges posés là », puis Pierre arriva à son tour et vit le suaire « enroulé à part » – non pas en désordre, comme dans la précipitation de ceux qui emportent un corps, mais avec ordre, avec soin, avec cette élégance silencieuse propre à la liberté. « Et il crut ». Sans encore tout comprendre. Il crut parce qu’il vit les signes, et les signes parlèrent à son cœur.
La foi pascale naît ainsi : non pas d’une explication exhaustive, mais d’une rencontre avec les signes que le Ressuscité laisse derrière lui. Un tombeau vide. Des vêtements rangés. Une pierre roulée. Et puis, le cœur qui brûle.
« Raconte-nous, Marie : qu’as-tu vu sur le chemin ? ». « J’ai vu le tombeau du Christ vivant, la gloire du Christ ressuscité et les anges qui en ont témoigné, le suaire et ses vêtements. Le Christ, mon espérance, est ressuscité : il précède les siens en Galilée »¹.
C’est aujourd’hui ce jour-là. Le jour où Il resplendit pour tous. Il n’y a rien d’autre à faire que de se laisser envahir par Sa splendeur. Voilà ce qu’est Pâques : non pas une idée à comprendre, non pas un précepte à observer, mais une splendeur à laisser entrer.
Tout notre regard est captivé par Sa présence vivante, ressuscitée, resplendissante. Laissons-Lui nous attirer sans rien faire d’autre que nous émerveiller. Laissons-nous envahir. Ce n’est pas le moment d’analyser, de mesurer, de calculer. C’est le moment d’ouvrir les fenêtres et de laisser entrer la lumière.
Aujourd’hui, tout est grâce, don sans cesse renouvelé, instant après instant. Tout le reste passe au second plan. Non pas parce que les autres choses ne comptent pas – elles comptent, et nous y reviendrons demain, avec les efforts de toujours. Mais aujourd’hui, non. Aujourd’hui est le jour de la Résurrection, et la Résurrection ne partage son espace avec rien d’autre.
Tout ce qui nous arrache à Lui – les soucis, les souvenirs douloureux, les déceptions, les distractions – a pour but de nous faire ressentir la nostalgie de Sa splendeur et de nous faire revenir vers Lui. Comme Pierre et Marie.
Le dimanche de Pâques est entièrement consacré à nous faire rester collés au Christ. Comment cette splendeur si attirante est-elle possible ? Un jour où rien ne parvient à nous détourner de Lui. Aucune distraction ne parvient à nous détourner complètement, si nous ne cessons pas de nous laisser coller. Un jour pour montrer Sa nouveauté, Sa splendeur, Sa beauté.
Rien ne peut empêcher Sa splendeur, Son amour qui enflamme quiconque le touche. Telle est Sa victoire sur la mort, sur tout ce qui est mort et inerte, pour déborder de vie. Tout rayonne de Sa victoire. Rien ne résiste à Sa nouveauté, à Sa vie nouvelle, à Sa paix.
« Voici, j’ai vaincu le monde » (Jn 16, 33). « Celui qui croit en moi, même s’il meurt, vivra » (Jn 11, 25). « Il n’a pas vaincu seulement la mort et le péché, mais aussi la honte et la mauvaise conscience qui ne laisse aucun répit. Tout cela a disparu sans laisser de trace, comme la neige qui fond au soleil de Pâques. Voici mon cadeau de Pâques pour toi : ta bonne conscience, et tu dois recevoir ce cadeau en toute bonne conscience, car au jour de ma victoire, je ne veux pas voir de cœurs attristés »².
Laissons Sa splendeur entrer. Aujourd’hui, il n’y a pas de place pour la culpabilité, pour la tristesse, pour les regrets. Aujourd’hui, il n’y a que Lui, vivant, ressuscité, radieux, pour nous faire participer à Sa résurrection.
NOTES
¹ Víctimae pascháli láudes, Sequence pascale.
² H.U. von Balthasar, « Personne n’a vu l’heure de ta victoire ! », dans Le cœur du monde.