Mary and the Grace of a New Beginning

Mary remains, in history, as the ultimate guarantee that this fatherhood always has a face, a name, a flesh — that it is never replaced by a stereotype incapable of helping a person grow.
— Simone Riva

Simone Riva - Mary is a “quiet” presence who is always there, available from the very beginning, restoring to us our true identity as her children.

Suppose a sculptor has a block of marble. Because the block has a certain shape, he decides to carve the statue in a particular way. But he will only begin to carve after he has made a model of what he has in mind out of ordinary clay. And although the shape of the stone helped to determine his idea — which he now reproduces with the utmost precision — he does not begin to carve the marble until the very end. Compared to Eve, Mary is the block of marble that was present and available from the very beginning.

— Adrienne von Speyr, Mary in Redemption (Jaca Book, Milan 2001)

The month of May is traditionally given over to prayer to Mary. It is also a chance to take stock of the place the Mother of God actually occupies in our daily lives. Too often our relationship with her is reduced to devotion — something tangential to the substance of life rather than at its center.

It was not so for Jesus. Even though her Presence in the Gospel accounts is subtle, the uniqueness of Mary’s relationship with her Son is unmistakable. In the great work the divine sculptor was carving day by day, she kept the quality of being “the block of marble present and available from the very beginning.”

At every beginning, in fact, the most pressing questions converge — expectations, desires, dreams, hopes. St. Gregory of Nyssa puts it this way:

There will never be a lack of space for those who run toward the Lord. […] Those who ascend never stop; they go from beginning to beginning, by way of beginnings that never end.

— Homilies on the Song of Songs, V and VIII (Città Nuova, Rome 1988), pp. 142 and 201.

Mary’s task is to help us recover this perspective on life: a path on which the grace of a new beginning is always possible. How often we run up against circumstances that seem to read “dead end.” These are moments of trial — fatigue, loneliness, desolation. No one spares us them. But no one prevents us from lifting our eyes and sensing that whispering Presence which never fails — available from the very beginning — and which gives us back our true identity as children.

Jesus says it again in this Sunday’s Gospel: “I will not leave you as orphans; I will come to you” (Jn 14:18). Without his Presence, every one of us is tempted to build a home in which, sooner or later, the first one missing will be the father himself. Children of no one, flags fluttering in the wind, subjects of whoever raises his voice loudest, followers of whoever holds power at the moment — this is the fate of those who consent to having no father. Christ’s promise is what stirs anyone who cares about his own Destiny: “In a little while the world will see me no more, but you will see me, because I live and you will live. On that day you will know that I am in my Father, and you in me, and I in you” (Jn 14:19–20).

Mary remains, in history, as the ultimate guarantee that this fatherhood always has a face, a name, a flesh — that it is never replaced by a stereotype incapable of helping a person grow. Which is why a willingness like hers is needed, from the very beginning, so that all the suggestions the future will make do not find us ready to surrender to empty words.

  • Maria e la grazia di un nuovo inizio

    A cura di Simone Riva

    Maria è una presenza “sottovoce” che non manca mai, disponibile sin dall'inizio, che ci riconsegna la nostra vera identità, quella dei figli

    “Supponiamo che uno scultore possegga un blocco di marmo. Dato che il blocco ha una certa forma, egli decide di fare la statua in un certo modo. Ma egli inizierà a scolpire soltanto dopo essersi fatto un modello di ciò che ha in mente usando della comune creta. E benché la forma della pietra abbia contribuito a determinare la sua idea che ora si rappresenta con la massima precisione, solo alla fine inizia a scolpire il marmo. Rispetto a Eva, Maria è il pezzo di marmo che era presente e disponibile sin dall’inizio” (Adrienne von Speyr, Maria nella redenzione, Jaca Book, Milano 2001).

    Il mese di maggio è tradizionalmente dedicato alla preghiera a Maria ed è l’occasione anche per verificare che posto occupa la Madre di Dio nel nostro quotidiano. Spesso ridotto a devozione, infatti, il rapporto con Maria rischia di essere solo tangenziale alla sostanza della vita.

    Così non è stato per Gesù. Anche se nei racconti evangelici quella della Madre è una presenza “sottovoce”, è evidente l’unicità del rapporto che ha con il Figlio. Nella grande opera che il divino scultore andava realizzando giorno dopo giorno, lei aveva mantenuto la caratteristica di essere il “pezzo di marmo presente e disponibile sin dall’inizio”. All’inizio di ogni cosa, infatti, si concentrano le questioni più stringenti. Aspettative, desideri, sogni, domande, auspici… si danno appuntamento a ogni inizio, come ci ricorda san Gregorio di Nissa: “Non mancherà mai lo spazio a chi corre verso il Signore. […] Chi ascende non si ferma mai, va da inizio in inizio, secondo inizi che non finiscono mai” (Omelie sul Cantico dei Cantici, V e VIII, Città Nuova, Roma 1988, pp.142 e 201).

    Maria ha il compito di aiutarci a recuperare questo sguardo sul vivere: una strada su cui è sempre possibile la grazia di un nuovo inizio. Quante volte, infatti, dobbiamo fare i conti con circostanze che sembrano recare la scritta “strada senza uscita”. Sono i momenti della prova, come quelli della fatica, della solitudine o della desolazione. Nessuno ce li risparmia, ma nessuno ci impedisce di alzare lo sguardo e scorgere quella presenza “sottovoce” che non manca mai, disponibile sin dall’inizio, e che ci riconsegna alla nostra vera identità, quella di figli.

    Gesù lo ribadisce nel vangelo di questa domenica: “Non vi lascerò orfani: verrò da voi” (Gv 14,18). Senza la sua presenza, infatti, ciascuno è tentato di costruirsi la sua casa dove, presto o tardi, il primo assente sarà proprio il padre. Figli di nessuno, bandiere al vento, sudditi del primo che alza la voce, gregari di chi detiene il potere del momento, questo è il destino di chi accetta di non avere un padre. La promessa di Cristo riempie di commozione chiunque abbia a cuore il proprio destino: “Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi” (Gv 14, 19-20).

    Maria rimane, nella storia, come estrema garanzia che questa paternità abbia sempre un volto, un nome, una carne, e che non venga mai rimpiazzata da uno stereotipo, incapace di far crescere la persona. Per questo occorre una disponibilità come la sua, sin dall’inizio, perché tutte le possibili suggestioni future non ci trovino disposti alla resa delle parole vuote.

  • María y la gracia de un nuevo comienzo

    Por Simone Riva

    María es una presencia «discreta» que nunca falta, siempre presente desde el principio, que nos devuelve nuestra verdadera identidad, la de hijos

    «Supongamos que un escultor tiene un bloque de mármol. Dado que el bloque tiene una forma determinada, decide hacer la estatua de una manera concreta. Pero solo comenzará a esculpir después de haberse hecho un modelo de lo que tiene en mente utilizando arcilla común. Y aunque la forma de la piedra haya contribuido a determinar su idea, que ahora representa con la máxima precisión, solo al final comienza a esculpir el mármol. En comparación con Eva, María es el bloque de mármol que estaba presente y disponible desde el principio» (Adrienne von Speyr, María en la redención, Jaca Book, Milán 2001).

    El mes de mayo se dedica tradicionalmente a la oración a María y es también una ocasión para comprobar qué lugar ocupa la Madre de Dios en nuestra vida cotidiana. A menudo reducida a la devoción, de hecho, la relación con María corre el riesgo de ser solo tangencial a la esencia de la vida.

    No fue así para Jesús. Aunque en los relatos evangélicos la presencia de la Madre es «discreta», resulta evidente la singularidad de la relación que mantiene con el Hijo. En la gran obra que el divino escultor iba realizando día tras día, ella había conservado la característica de ser el «trozo de mármol presente y disponible desde el principio». Al principio de todo, de hecho, se concentran las cuestiones más apremiantes. Expectativas, deseos, sueños, preguntas, anhelos… se dan cita en cada comienzo, como nos recuerda san Gregorio de Nisa: «Nunca faltará espacio para quien corre hacia el Señor. […] Quien asciende nunca se detiene, va de principio en principio, según principios que nunca terminan» (Homilías sobre el Cantar de los Cantares, V y VIII, Città Nuova, Roma 1988, pp. 142 y 201).

    María tiene la tarea de ayudarnos a recuperar esta mirada sobre la vida: un camino en el que siempre es posible la gracia de un nuevo comienzo. Cuántas veces, de hecho, debemos enfrentarnos a circunstancias que parecen llevar la inscripción «calle sin salida». Son los momentos de prueba, como los de fatiga, soledad o desolación. Nadie nos los ahorra, pero nadie nos impide levantar la mirada y vislumbrar esa presencia «en voz baja» que nunca falta, disponible desde el principio, y que nos devuelve a nuestra verdadera identidad, la de hijos.

    Jesús lo reitera en el evangelio de este domingo: «No os dejaré huérfanos: vendré a vosotros» (Jn 14,18). Sin su presencia, de hecho, cada uno se ve tentado a construirse su propia casa donde, tarde o temprano, el primero en ausentarse será precisamente el padre. Hijos de nadie, banderas al viento, súbditos del primero que alza la voz, seguidores de quien detenta el poder del momento, este es el destino de quien acepta no tener un padre.

    La promesa de Cristo llena de emoción a quien se preocupa por su propio destino: «Un poco más y el mundo ya no me verá; pero vosotros me veréis, porque yo vivo y vosotros viviréis. En aquel día sabréis que yo estoy en mi Padre, y vosotros en mí, y yo en vosotros» (Jn 14, 19-20).

    María permanece, en la historia, como garantía definitiva de que esta paternidad tiene siempre un rostro, un nombre, una carne, y de que nunca será sustituida por un estereotipo, incapaz de hacer crecer a la persona. Por eso se necesita una disponibilidad como la suya, desde el principio, para que todas las posibles sugerencias futuras no nos encuentren dispuestos a rendirnos ante palabras vacías.

  • Marie et la grâce d’un nouveau départ

    Par Simone Riva

    Marie est une présence « discrète » qui ne manque jamais, présente dès le début, qui nous rend notre véritable identité, celle d’enfants

    « Imaginons qu’un sculpteur possède un bloc de marbre. Comme le bloc a une certaine forme, il décide de réaliser la statue d’une certaine manière. Mais il ne commencera à sculpter qu’après s’être fait un modèle de ce qu’il a en tête en utilisant de l’argile ordinaire. Et bien que la forme de la pierre ait contribué à déterminer son idée, qu’il représente désormais avec la plus grande précision, ce n’est qu’à la fin qu’il commence à sculpter le marbre. Par rapport à Ève, Marie est le bloc de marbre qui était présent et disponible dès le début » (Adrienne von Speyr, Marie dans la rédemption, Jaca Book, Milan 2001).

    Le mois de mai est traditionnellement consacré à la prière à Marie et c’est aussi l’occasion de vérifier quelle place occupe la Mère de Dieu dans notre quotidien. Souvent réduite à une simple dévotion, en effet, la relation avec Marie risque de n’être que tangentielle à l’essence même de la vie.

    Il n’en a pas été ainsi pour Jésus. Même si, dans les récits évangéliques, la présence de la Mère est « discrète », l’unicité de la relation qu’elle entretient avec son Fils est évidente. Dans la grande œuvre que le sculpteur divin réalisait jour après jour, elle avait conservé la caractéristique d’être le « bloc de marbre présent et disponible dès le début ». Au commencement de toute chose, en effet, se concentrent les questions les plus pressantes. Attentes, désirs, rêves, questions, vœux… se donnent rendez-vous à chaque commencement, comme nous le rappelle saint Grégoire de Nysse : « Il ne manquera jamais de place à celui qui court vers le Seigneur. […] Celui qui monte ne s’arrête jamais, il va de commencement en commencement, selon des commencements qui ne finissent jamais » (Homélies sur le Cantique des Cantiques, V et VIII, Città Nuova, Rome 1988, pp. 142 et 201).

    Marie a pour mission de nous aider à retrouver ce regard sur la vie : un chemin sur lequel la grâce d’un nouveau départ est toujours possible. Combien de fois, en effet, devons-nous faire face à des circonstances qui semblent porter l’inscription « impasse ». Ce sont les moments d’épreuve, comme ceux de la fatigue, de la solitude ou de la désolation. Personne ne nous les épargne, mais personne ne nous empêche de lever les yeux et d’apercevoir cette présence « à voix basse » qui ne manque jamais, disponible depuis le début, et qui nous rend notre véritable identité, celle d’enfants.

    Jésus le réaffirme dans l’Évangile de ce dimanche : « Je ne vous laisserai pas orphelins : je viendrai vers vous » (Jn 14, 18). Sans sa présence, en effet, chacun est tenté de se construire sa propre maison où, tôt ou tard, le premier absent sera justement le père. Enfants de personne, drapeaux au vent, sujets du premier qui élève la voix, suiveurs de celui qui détient le pouvoir du moment, tel est le destin de celui qui accepte de ne pas avoir de père.

    La promesse du Christ émeut profondément quiconque a à cœur son propre destin : « Encore un peu de temps, et le monde ne me verra plus ; mais vous, vous me verrez, car je vis et vous vivrez. En ce jour-là, vous saurez que je suis en mon Père, que vous êtes en moi et que je suis en vous » (Jn 14, 19-20).

    Marie reste, dans l’histoire, la garantie ultime que cette paternité a toujours un visage, un nom, une chair, et qu’elle ne soit jamais remplacée par un stéréotype, incapable de faire grandir la personne. C’est pourquoi il faut une disponibilité comme la sienne, dès le début, afin que toutes les suggestions futures possibles ne nous trouvent pas disposés à céder aux paroles vides.

Simone Riva

Don Simone Riva, born in 1982, is an Italian Catholic priest ordained in 2008. He serves as parochial vicar in Monza and teaches religion. Influenced by experiences in Peru, Riva authors books, maintains an active social media presence, and participates in religious discussions. He's known for engaging youth and connecting faith with contemporary

Next
Next

Charisms: Gifts for a Living Institution