A Breach in the Heart

Hands rest on a sunlit window frame, suggesting openness, vulnerability, and the passage from darkness to light.

A quiet threshold between shadow and light, where the heart begins to open.

God reveals His victory in the details of reality, but to do so He needs our freedom.
— Simone Riva
Simone Riva A breach in the heart
Simone Riva Una breccia nel cuore
Simone Riva Una brecha en el corazón
Simone Riva Une brèche dans le cœur

Simone Riva - God reveals His victory in the details of reality, but to do so He needs our freedom. Freedom triumphs in our “yes” to Him, to His presence.

“Do not be afraid of people, for there is nothing hidden that will not be revealed, nor anything secret that will not be made known” (Mt 10:26). In this Sunday’s Gospel, Jesus strikes at a widespread situation: things said in secret. It is a veritable pandemic that grips everyone, a temptation we can hardly escape.

Without letting anyone see us—first checking whether the person in question is watching, then covering our mouths and whispering in someone’s ear—we kick off the battle of gossip. Then we act as if nothing happened, and, as though everything were normal, we greet one another, text each other, and pretend to be friends.

The Lord reveals that this practice will be exposed, but not right away, because He wants to give us all the time we need to realize the futility of things said in secret—the great illusion that we can drag others into the pettiness of our own measure.

No environment is immune to this danger, not even the Christian community, and so Christ suggests the opposite path: “What I tell you in the darkness, speak in the light; and what you hear whispered in your ear, proclaim from the rooftops” (Mt 10:27).

There is something said “in the darkness” and “in your ear” that is meant for everyone—unlike what would shame us publicly if it came to light. The Master’s desire is that His followers become His voice. Yet His followers are set down in the world like everyone else, amid a thousand other voices and proposals.

How will they make themselves heard? How will they convince the people of every age—even at the cost of their lives, as the Lord Himself seems to suggest—more than the sirens of the world can: “And do not be afraid of those who kill the body but cannot kill the soul” (Mt 10:28)?

During these days of summer camp, we have been getting to know St. Francis of Assisi. Each day we give the kids a word to work with through the day. The word “restlessness” left many of them puzzled, but when I asked one middle schooler how he understood it, he answered: “Restlessness is something that has no solution.”

This is the playing field where Christ waits to triumph in us. True, we hear many words, many voices, many opinions; but it is truer still that none of them helps us live unless it is an echo—however rickety—of His word.

In the realm of what has no solution, Jesus shows His followers that there is no need for a harsher attack, a more violent battle, a more dogged assault—which would only risk turning us into broken records with no connection left to reality. What we need instead is to remember the worth of each person, even someone we have identified as an enemy: “Are not two sparrows sold for a penny? Yet not one of them will fall to the ground without your Father’s will. Even the hairs of your head are all numbered. So do not be afraid: you are worth more than many sparrows!” (Mt 10:30–31).

It is “the proclamation of the positivity of all things,” as Don Giussani put it (Lourdes 1992). By revealing His victory in the details of reality, God reclaims for Himself the last word over all the negative possibilities of our freedom.

Speaking out loud, reckoning with persecution, acknowledging Him before others—these are not marching orders for all-out war but indispensable tools for that daily verification of what holds our life up. Only by filling ourselves with reasons will we keep from ranting and find the right words—His—the fitting gestures—His—the most reasonable method—His—to make a breach in the heart of anyone who sincerely admits he “has no solution” and is waiting for the true one.

  • Una breccia nel cuore

    Simone Riva

    Dio mostra la Sua vittoria nei dettagli del reale, ma per poterlo fare ha bisogno della nostra libertà. Essa vince nel "sì" a Lui, alla Sua presenza

    “Non abbiate paura degli uomini, poiché nulla vi è di nascosto che non sarà svelato né di segreto che non sarà conosciuto” (Mt 10,26). Gesù, nel Vangelo di questa domenica, colpisce una situazione diffusa, quella delle cose dette di nascosto. È una vera e propria pandemia che prende tutti, una tentazione che difficilmente si riesce a evitare.

    Senza farci vedere, dando prima una controllata alla persona incriminata se ci stia guardando, coprendoci la bocca e sussurrando all’orecchio, facciamo partire la battaglia delle chiacchiere. Poi facciamo finta di niente e, come se nulla fosse, ci si saluta, ci si scrive, si finge di essere amici.

    Il Signore rivela che questo metodo verrà smascherato, ma non subito, perché vuole lasciarci tutto il tempo che serve per accorgerci dell’inutilità delle cose dette di nascosto, grande illusione di poter far entrare l’altro nella meschinità della nostra misura.

    Non c’è ambiente che si salvi da questo pericolo, nemmeno la comunità cristiana, e per questo Cristo suggerisce la strada opposta: “Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze” (Mt 10,27).

    C’è qualcosa di detto “nelle tenebre” e “all’orecchio” che è destinato a tutti. Al contrario di ciò che, se fosse conosciuto, ci svergognerebbe pubblicamente. Il desiderio del Maestro è quello che i suoi divengano la sua voce. I suoi, però, sono collocati nel mondo come tutti, in mezzo a mille altre voci e proposte.

    Come faranno a farsi sentire? Come potranno convincere, più delle sirene del mondo, l’uomo di ogni tempo, a costo persino della vita, come sembra suggerire lo stesso Signore: “E non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima” (Mt 10,28)?

    In questi giorni di oratorio estivo stiamo conoscendo la figura di san Francesco d’Assisi. Quotidianamente proponiamo ai ragazzi una parola su cui lavorare lungo la giornata. Davanti alla parola “inquietudine” molti sono rimasti perplessi, ma un ragazzo delle medie, alla mia domanda su come la si possa intendere, risponde: “L’inquietudine è qualcosa che non trova soluzione”.

    Questo è il campo da gioco in cui Cristo attende di vincere in noi. È vero che sentiamo molte parole, molte voci, molte opinioni, ma è ancora più vero che nessuna di queste ci aiuta a vivere se non è eco, sgangherata finché vogliamo, della Sua parola.

    Nel campo di ciò che non ha soluzione Gesù mostra ai suoi che non c’è bisogno di un attacco più duro, di una battaglia più violenta, di un accanimento più deciso, così da rischiare di diventare vecchi dischi rotti che non hanno più alcun nesso con la realtà, ma che occorre fare memoria del valore di ciascuno, persino di chi abbiamo identificato come nemico: “Due passeri non si vendono forse per un soldo? Eppure nemmeno uno di essi cadrà a terra senza il volere del Padre vostro. Perfino i capelli del vostro capo sono tutti contati. Non abbiate dunque paura: voi valete più di molti passeri!” (Mt 10, 30-31).

    È “l’annuncio della positività di tutte le cose”, come diceva don Giussani (Lourdes 1992). Dio, mostrando la sua vittoria nei dettagli del reale, riprende per sé l’ultima parola su tutte le cattive possibilità della nostra libertà.

    Parlare ad alta voce, mettere nel conto la persecuzione, riconoscerlo davanti agli uomini non sono dunque indicazioni per una guerra a tutto campo, ma strumenti indispensabili per quella verifica quotidiana di ciò che sorregge la nostra vita. Solo riempiendoci di ragioni eviteremo di sbraitare e troveremo le parole giuste, le sue, i gesti più adeguati, i suoi, il metodo più ragionevole, il suo, per far breccia nel cuore di chi sinceramente riconosce di “non avere soluzione”, e attende quella vera.

  • Una brecha en el corazón

    Simone Riva

    Dios muestra su victoria en los detalles de lo real, pero para poder hacerlo necesita nuestra libertad. Esta triunfa en el «sí» a Él, a su presencia

    «No temáis a los hombres, pues no hay nada oculto que no haya de ser revelado, ni secreto que no haya de ser conocido» (Mt 10,26). Jesús, en el Evangelio de este domingo, aborda una situación muy extendida: la de las cosas que se dicen a escondidas. Es una auténtica pandemia que nos afecta a todos, una tentación que cuesta mucho evitar.

    Sin dejarnos ver, echando primero un vistazo a la persona en cuestión para ver si nos está mirando, tapándonos la boca y susurrando al oído, damos inicio a la batalla de los chismes. Luego hacemos como si nada y, como si nada hubiera pasado, nos saludamos, nos escribimos, fingimos ser amigos.

    El Señor revela que este método quedará al descubierto, pero no de inmediato, porque quiere darnos todo el tiempo necesario para que nos demos cuenta de la inutilidad de lo que se dice a escondidas, esa gran ilusión de poder hacer que el otro caiga en la mezquindad de nuestra medida.

    No hay ámbito que se salve de este peligro, ni siquiera la comunidad cristiana, y por eso Cristo sugiere el camino opuesto: «Lo que os digo en la oscuridad, decidlo a la luz; y lo que oís al oído, anunciadlo desde las azoteas» (Mt 10,27).

    Hay algo dicho «en la oscuridad» y «al oído» que está destinado a todos. Al contrario de aquello que, si se conociera, nos avergonzaría públicamente. El deseo del Maestro es que los suyos se conviertan en su voz. Los suyos, sin embargo, están inmersos en el mundo como todos, en medio de mil voces y propuestas diferentes.

    ¿Cómo lograrán hacerse oír? ¿Cómo podrán convencer, más que las sirenas del mundo, al hombre de todos los tiempos, incluso a costa de la vida, como parece sugerir el mismo Señor: «Y no temáis a los que matan el cuerpo, pero no tienen poder para matar el alma» (Mt 10,28)?

    En estos días de campamento de verano estamos conociendo la figura de san Francisco de Asís. Cada día proponemos a los chicos una palabra sobre la que reflexionar a lo largo del día. Ante la palabra «inquietud», muchos se han quedado perplejos, pero un chico de secundaria, a mi pregunta sobre cómo se puede entender, responde: «La inquietud es algo que no encuentra solución».

    Este es el terreno de juego en el que Cristo espera triunfar en nosotros. Es cierto que oímos muchas palabras, muchas voces, muchas opiniones, pero es aún más cierto que ninguna de ellas nos ayuda a vivir si no es un eco —por muy desordenado que sea— de Su palabra.

    En el terreno de lo que no tiene solución, Jesús muestra a los suyos que no hace falta un ataque más duro, una batalla más violenta, un empeño más decidido, a riesgo de convertirnos en viejos discos rayados que ya no tienen ninguna conexión con la realidad, sino que hay que recordar el valor de cada uno, incluso de aquellos a quienes hemos identificado como enemigos: «¿Acaso no se venden dos gorriones por un céntimo? Y, sin embargo, ni uno solo de ellos caerá a tierra sin la voluntad de vuestro Padre. Incluso los cabellos de vuestra cabeza están todos contados. ¡No temáis, pues: vosotros valéis más que muchos gorriones!» (Mt 10, 30-31).

    Es «el anuncio de la positividad de todas las cosas», como decía don Giussani (Lourdes 1992). Dios, al mostrar su victoria en los detalles de lo real, se reserva la última palabra sobre todas las posibilidades negativas de nuestra libertad.

    Hablar en voz alta, tener en cuenta la persecución, reconocerlo ante los hombres no son, por tanto, indicaciones para una guerra a gran escala, sino instrumentos indispensables para esa verificación cotidiana de lo que sustenta nuestra vida. Solo llenándonos de razones evitaremos vociferar y encontraremos las palabras adecuadas —las suyas—, los gestos más apropiados —los suyos— y el método más razonable —el suyo— para abrirnos paso en el corazón de quien reconoce sinceramente que «no tiene solución» y espera la verdadera.

  • Une brèche dans le cœur

    Simone Riva

    Dieu manifeste sa victoire dans les détails de la réalité, mais pour cela, il a besoin de notre liberté. Celle-ci triomphe dans le « oui » que nous lui adressons, à sa présence

    « Ne craignez pas les hommes, car il n’y a rien de caché qui ne soit révélé, ni de secret qui ne soit connu » (Mt 10, 26). Jésus, dans l’Évangile de ce dimanche, met en lumière une situation très répandue, celle des propos tenus en cachette. C’est une véritable pandémie qui touche tout le monde, une tentation à laquelle il est difficile de résister.

    Sans nous faire remarquer, en jetant d’abord un coup d’œil discret à la personne incriminée pour voir si elle nous regarde, en nous couvrant la bouche et en chuchotant à l’oreille, nous lançons la bataille des commérages. Puis nous faisons comme si de rien n’était et, comme si tout allait bien, nous nous saluons, nous nous écrivons, nous faisons semblant d’être amis.

    Le Seigneur révèle que cette méthode sera démasquée, mais pas tout de suite, car il veut nous laisser tout le temps nécessaire pour nous rendre compte de l’inutilité des propos tenus en cachette, cette grande illusion de pouvoir faire entrer l’autre dans la mesquinerie de notre façon de voir les choses.

    Aucun milieu n’échappe à ce danger, pas même la communauté chrétienne, et c’est pourquoi le Christ suggère la voie opposée : « Ce que je vous dis dans les ténèbres, dites-le en pleine lumière ; et ce que vous entendez à l’oreille, proclamez-le sur les toits » (Mt 10, 27).

    Il y a quelque chose qui est dit « dans les ténèbres » et « à l’oreille » et qui s’adresse à tous. Contrairement à ce qui, si cela était connu, nous couvrirait de honte publiquement. Le désir du Maître est que les siens deviennent sa voix. Les siens, cependant, sont placés dans le monde comme tout le monde, au milieu de mille autres voix et propositions.

    Comment feront-ils pour se faire entendre ? Comment pourront-ils convaincre, plus que les sirènes du monde, l’homme de tous les temps, au prix même de leur vie, comme semble le suggérer le Seigneur lui-même : « Et ne craignez pas ceux qui tuent le corps, mais qui n’ont pas le pouvoir de tuer l’âme » (Mt 10, 28) ?

    En ces jours de colonie de vacances, nous découvrons la figure de saint François d’Assise. Chaque jour, nous proposons aux jeunes une parole sur laquelle réfléchir tout au long de la journée. Face au mot « inquiétude », beaucoup sont restés perplexes, mais un collégien, à ma question sur la façon dont on peut l’interpréter, répond : « L’inquiétude, c’est quelque chose qui ne trouve pas de solution ».

    C’est là le terrain de jeu sur lequel le Christ attend de triompher en nous. Il est vrai que nous entendons beaucoup de mots, beaucoup de voix, beaucoup d’opinions, mais il est encore plus vrai qu’aucune d’entre elles ne nous aide à vivre si elle n’est pas l’écho, aussi bancal soit-il, de Sa parole.

    Dans le domaine de ce qui n’a pas de solution, Jésus montre aux siens qu’il n’y a pas besoin d’une attaque plus dure, d’une bataille plus violente, d’un acharnement plus résolu, au risque de devenir de vieux disques rayés qui n’ont plus aucun lien avec la réalité, mais qu’il faut se souvenir de la valeur de chacun, même de ceux que nous avons identifiés comme des ennemis : « Ne vend-on pas deux moineaux pour un sou ? Et pourtant, pas un seul d’entre eux ne tombera à terre sans la volonté de votre Père. Même les cheveux de votre tête sont tous comptés. Ne craignez donc pas : vous valez plus que bien des moineaux ! » (Mt 10, 30-31).

    C’est « l’annonce de la positivité de toutes choses », comme le disait don Giussani (Lourdes 1992). Dieu, en manifestant sa victoire dans les détails du réel, se réserve le dernier mot sur toutes les mauvaises possibilités de notre liberté.

    Parler haut et fort, tenir compte de la persécution, le reconnaître devant les hommes ne sont donc pas des consignes pour une guerre totale, mais des outils indispensables à cette vérification quotidienne de ce qui soutient notre vie. Ce n’est qu’en nous imprégnant de raisons que nous éviterons de hurler et que nous trouverons les mots justes, les siens, les gestes les plus appropriés, les siens, la méthode la plus raisonnable, la sienne, pour percer le cœur de ceux qui reconnaissent sincèrement « ne pas avoir de solution » et attendent la vraie.

Simone Riva

Don Simone Riva, born in 1982, is an Italian Catholic priest ordained in 2008. He serves as parochial vicar in Monza and teaches religion. Influenced by experiences in Peru, Riva authors books, maintains an active social media presence, and participates in religious discussions. He's known for engaging youth and connecting faith with contemporary

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