Marty Supreme: The Primal Cry of Adulthood

From writer/director Josh Safdie and starring Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Odessa A'zion, Kevin O'Leary, Tyler Okonma, Abel Ferrara, and Fran Drescher.
DIRECTOR: Josh Safdie CAST:Timothée Chalamet, Gwyneth Paltrow, Odessa A'zion, Kevin O'Leary, Tyler Okonma, Abel Ferrara, and Fran Drescher

Marty’s triumph is not becoming a champion, but finally becoming someone capable of coming home.
— Sylvia Ridely
Sylvia Ridely Marty Supreme: The Primal Cry of Adulthood

Sylvia Ridely - Marty Supreme: The Primal Cry of Adulthood

From its opening frames, Josh Safdie’s Marty Supreme feels like a high-velocity, sweat-soaked sprint. Starring Timothée Chalamet as a table tennis prodigy, the film is an adrenaline-inducing ride through the Lower East Side of 1952—a world of every man for himself where the dialogue is fast and the ethics are loose.

The Dual Gestation

The film opens with a quick sexual encounter between Marty and his childhood friend Rachel (Odessa A’zion). As the opening credits roll—a stylized animation of a sperm fertilizing an egg that morphs into a flying ping pong ball—Safdie establishes the film’s central conceit: a dual gestation. While Rachel begins the physical journey of carrying a child, Marty begins a frantic, internal gestation toward manhood.

Marty Mauser (Timothée Chalamet) is a self-assured table tennis player who dreams of becoming a world champion. Stuck selling shoes in his Lower East Side neighborhood, he longs to escape an environment that has only offered him limited opportunities. The film ramps you into a frenzy as you watch the protagonist attempt to leap from his current life into something better. You cannot help but feel anxious about the disasters you sense are coming from his rushed judgments and split-second decisions. However, tension is released by bursts of comedy, and unexpected twists.

You do not want to like the protagonist who is amoral, narcissistic, incredibly selfish, and frankly quite annoying. However Timothée Chalamet makes you secretly like this man who focuses on himself above everyone else. Marty is a firecracker, manipulative to the edge of stupidity. His redeeming factor is that he is hugely talented as a ping pong player even though nobody around him seems to acknowledge that. He wants to be a winner in a life that has so far been all about failure, no matter the collateral damage.

The Labor of Obsession

Marty’s path to glory is anything but linear. After a humiliating defeat in the first tournament in London against Koto Endo (a Japanese player with a technologically superior paddle), Marty spirals into a vortex of self-sabotaging schemes and borderline illegal hustles to find his way to a rematch in Tokyo. His actions are always just one step away from disaster—culminating in a bizarre shootout over a lost dog that leaves pregnant Rachel wounded in a hospital bed. Marty and Rachel’s relationship is incredibly peculiar. She turns out to be a grifter in her own right so, while we feel for her, we fail to see her as a defenseless victim. Marty and her are kindred spirits, both willing to do whatever it takes to get what they want.

In a chilling display of callow ambition, Marty abandons her there, choosing the obligation of his talent over the responsibility of his life. He travels to Japan not for a tournament, but for a rigged exhibition match where he will face Endo. Marty has agreed to lose and initially complies. However, recognizing this as his last opportunity to prove himself, he refuses to leave it at that. He demands a genuine rematch and, in a game of concentration and skill, defeats his rival. He falls to his knees; he has finally proven his worth to the only person who matters: himself.

The First Cry

When Marty returns, he heads straight to the hospital, to Rachel’s bedside. She has been treated for the gun wound but she has also given birth to a baby boy. For the first time in the movie, the mile-a-minute pace stops. Marty sits quietly at Rachel’s bedside, finally able to rest where he belongs.

As the baby is born, the movie brings about Marty’s psychological birth. As Marty goes to see his son for the first time in the hospital’s nursery, the audio of the baby's cry, the primal signal of life, is echoed by Marty’s own tears.

Through time, failure, and the eventual surrender of his illusions, the irreverent boy is reborn—not as a world champion, but as a man who no longer needs to prove his worth. Marty has finally come home.

  • Sylvia Ridely - Marty Supreme: Il grido primordiale dell’età adulta

    Fin dalle prime immagini, «Marty Supreme» di Josh Safdie si presenta come una corsa ad alta velocità, intrisa di sudore. Con Timothée Chalamet nei panni di un prodigio del ping-pong, il film è un viaggio adrenalinico attraverso il Lower East Side del 1952: un mondo in cui ognuno pensa a sé stesso, dove i dialoghi sono rapidi e l’etica è allentata.

    La doppia gestazione

    Il film si apre con un rapido incontro sessuale tra Marty e la sua amica d’infanzia Rachel (Odessa A’zion). Mentre scorrono i titoli di testa – un’animazione stilizzata di uno spermatozoo che feconda un ovulo che si trasforma in una pallina da ping pong volante – Safdie stabilisce il concetto centrale del film: una doppia gestazione. Mentre Rachel inizia il viaggio fisico di portare in grembo un bambino, Marty inizia una frenetica gestazione interiore verso l’età adulta.

    Marty Mauser (Timothée Chalamet) è un giocatore di ping-pong sicuro di sé che sogna di diventare campione del mondo. Bloccato a vendere scarpe nel suo quartiere del Lower East Side, desidera ardentemente sfuggire a un ambiente che gli ha offerto solo opportunità limitate. Il film ti trascina in una frenesia mentre guardi il protagonista tentare di fare un salto dalla sua vita attuale verso qualcosa di meglio. Non si può fare a meno di provare ansia per i disastri che si intuiscono in arrivo a causa dei suoi giudizi affrettati e delle sue decisioni prese in una frazione di secondo. Tuttavia, la tensione viene allentata da esplosioni di comicità e colpi di scena inaspettati.

    Non si vorrebbe provare simpatia per il protagonista, che è amorale, narcisista, incredibilmente egoista e, francamente, piuttosto fastidioso. Tuttavia, Timothée Chalamet fa sì che segretamente ci piaccia quest’uomo che mette se stesso al di sopra di tutti gli altri. Marty è un tipo esplosivo, manipolatore al limite della stupidità. Il suo punto di forza è che ha un enorme talento come giocatore di ping pong, anche se nessuno intorno a lui sembra riconoscerlo. Vuole essere un vincitore in una vita che finora è stata tutta un fallimento, a prescindere dai danni collaterali.

    Il lavoro dell’ossessione

    Il percorso di Marty verso la gloria è tutt’altro che lineare. Dopo un'umiliante sconfitta nel primo torneo a Londra contro Koto Endo (un giocatore giapponese con una racchetta tecnologicamente superiore), Marty precipita in un vortice di piani autolesionistici e imbrogli al limite della legalità per trovare la strada verso una rivincita a Tokyo. Le sue azioni sono sempre a un passo dal disastro, culminando in una bizzarra sparatoria per un cane smarrito che lascia Rachel, incinta, ferita in un letto d'ospedale. La relazione tra Marty e Rachel è incredibilmente peculiare. Lei si rivela essere una truffatrice a tutti gli effetti, quindi, pur provando compassione per lei, non riusciamo a vederla come una vittima indifesa. Marty e lei sono anime gemelle, entrambi disposti a fare qualsiasi cosa per ottenere ciò che vogliono.

    In una agghiacciante dimostrazione di ambizione immatura, Marty la abbandona lì, scegliendo l’obbligo del suo talento piuttosto che la responsabilità della sua vita.

    Si reca in Giappone non per un torneo, ma per un incontro dimostrativo truccato in cui affronterà Endo. Marty ha accettato di perdere e inizialmente si adegua. Tuttavia, riconoscendo questa come la sua ultima opportunità per mettersi alla prova, si rifiuta di lasciar perdere. Chiede una vera rivincita e, in una partita di concentrazione e abilità, sconfigge il suo rivale. Cade in ginocchio; ha finalmente dimostrato il suo valore all’unica persona che conta: se stesso.

    Il primo pianto

    Quando Marty torna, si dirige subito all'ospedale, al capezzale di Rachel. È stata curata per la ferita da arma da fuoco, ma ha anche dato alla luce un bambino. Per la prima volta nel film, il ritmo frenetico si ferma. Marty si siede in silenzio al capezzale di Rachel, finalmente in grado di riposare dove dovrebbe.

    Con la nascita del bambino, il film porta a compimento la nascita psicologica di Marty. Mentre Marty va a vedere suo figlio per la prima volta nella nursery dell'ospedale, l'audio del pianto del bambino, il segnale primordiale della vita, trova eco nelle lacrime di Marty.

    Attraverso il tempo, il fallimento e l'eventuale rinuncia alle sue illusioni, il ragazzo irriverente rinasce: non come campione del mondo, ma come un uomo che non ha più bisogno di dimostrare il proprio valore. Marty è finalmente tornato a casa.

  • Sylvia Ridely - Marty Supreme: El grito primigenio de la edad adulta

    Desde sus primeros fotogramas, «Marty Supreme», de Josh Safdie, se percibe como una carrera a toda velocidad empapada de sudor. Protagonizada por Timothée Chalamet en el papel de un prodigio del tenis de mesa, la película es un viaje lleno de adrenalina por el Lower East Side de 1952: un mundo en el que cada uno va a lo suyo, donde los diálogos son rápidos y la moral es laxa.

    La gestación dual

    La película comienza con un rápido encuentro sexual entre Marty y su amiga de la infancia Rachel (Odessa A’zion). Mientras se desarrollan los créditos iniciales —una animación estilizada de un espermatozoide que fecunda un óvulo y se transforma en una pelota de ping-pong voladora—, Safdie establece la premisa central de la película: una gestación dual. Mientras Rachel inicia el viaje físico de llevar un hijo en su vientre, Marty comienza una gestación interna y frenética hacia la madurez.

    Marty Mauser (Timothée Chalamet) es un jugador de tenis de mesa seguro de sí mismo que sueña con convertirse en campeón del mundo. Atrapado vendiendo zapatos en su barrio del Lower East Side, anhela escapar de un entorno que solo le ha ofrecido oportunidades limitadas. La película te sumerge en un frenesí mientras ves al protagonista intentar dar un salto desde su vida actual hacia algo mejor. No puedes evitar sentirte ansioso ante los desastres que intuyes que se avecinan a causa de sus juicios precipitados y sus decisiones tomadas en fracciones de segundo. Sin embargo, la tensión se libera con ráfagas de comedia y giros inesperados.

    No quieres que te guste el protagonista, que es amoral, narcisista, increíblemente egoísta y, francamente, bastante molesto. Sin embargo, Timothée Chalamet hace que, en secreto, te guste este hombre que se centra en sí mismo por encima de todos los demás. Marty es un petardo, manipulador hasta el límite de la estupidez. Su factor redentor es que tiene un enorme talento como jugador de ping-pong, aunque nadie a su alrededor parezca reconocerlo. Quiere ser un ganador en una vida que hasta ahora ha sido todo un fracaso, sin importarle los daños colaterales.

    El trabajo de la obsesión

    El camino de Marty hacia la gloria es todo menos lineal. Tras una humillante derrota en el primer torneo de Londres contra Koto Endo (un jugador japonés con una pala tecnológicamente superior), Marty cae en una espiral de planes autodestructivos y artimañas al límite de la ilegalidad para conseguir una revancha en Tokio. Sus acciones están siempre a un paso del desastre, culminando en un extraño tiroteo por un perro perdido que deja a la embarazada Rachel herida en una cama de hospital. La relación entre Marty y Rachel es increíblemente peculiar. Ella resulta ser una estafadora por derecho propio, así que, aunque nos compadecemos de ella, no logramos verla como una víctima indefensa. Marty y ella son almas gemelas, ambos dispuestos a hacer lo que sea necesario para conseguir lo que quieren.

    En una escalofriante muestra de ambición inmadura, Marty la abandona allí, eligiendo la obligación de su talento por encima de la responsabilidad de su vida. Viaja a Japón no para un torneo, sino para un combate de exhibición amañado en el que se enfrentará a Endo. Marty ha aceptado perder y, en un principio, cumple con lo acordado. Sin embargo, al reconocer que esta es su última oportunidad para demostrar su valía, se niega a dejarlo así. Exige una revancha auténtica y, en un juego de concentración y habilidad, derrota a su rival. Cae de rodillas; por fin ha demostrado su valía ante la única persona que importa: él mismo.

    El primer llanto

    Cuando Marty regresa, se dirige directamente al hospital, a la cabecera de Rachel. La han atendido por la herida de bala, pero también ha dado a luz a un niño. Por primera vez en la película, el ritmo vertiginoso se detiene. Marty se sienta en silencio junto a la cama de Rachel, por fin capaz de descansar donde debe estar.

    Al nacer el bebé, la película provoca el nacimiento psicológico de Marty. Cuando Marty va a ver a su hijo por primera vez a la sala de neonatos del hospital, el audio del llanto del bebé, la señal primigenia de la vida, se hace eco de las propias lágrimas de Marty.

    A través del tiempo, el fracaso y la eventual renuncia a sus ilusiones, el chico irreverente renace, no como campeón del mundo, sino como un hombre que ya no necesita demostrar su valía. Marty por fin ha vuelto a casa.

  • Sylvia Ridely - Marty Supreme : Le cri primal de l'âge adulte

    Dès les premières images, « Marty Supreme » de Josh Safdie donne l'impression d'un sprint effréné et trempé de sueur. Mettant en scène Timothée Chalamet dans le rôle d’un prodige du tennis de table, le film est une course effrénée à travers le Lower East Side de 1952 — un monde où chacun ne pense qu’à soi, où les dialogues fusent et où la morale est relâchée.

    La double gestation

    Le film s’ouvre sur une brève relation sexuelle entre Marty et son amie d’enfance Rachel (Odessa A’zion). Alors que défilent le générique d’ouverture – une animation stylisée représentant un spermatozoïde fécondant un ovule qui se transforme en balle de ping-pong volante –, Safdie pose le concept central du film : une double gestation. Tandis que Rachel entame le parcours physique de la grossesse, Marty entame une gestation intérieure frénétique vers l’âge adulte.

    Marty Mauser (Timothée Chalamet) est un joueur de tennis de table sûr de lui qui rêve de devenir champion du monde. Coincé dans un magasin de chaussures de son quartier du Lower East Side, il aspire à échapper à un environnement qui ne lui a offert que des opportunités limitées. Le film vous plonge dans une frénésie tandis que vous regardez le protagoniste tenter de passer de sa vie actuelle à quelque chose de mieux. On ne peut s’empêcher de s’inquiéter des catastrophes que l’on sent poindre à cause de ses jugements hâtifs et de ses décisions prises en une fraction de seconde. Cependant, la tension est relâchée par des éclats d’humour et des rebondissements inattendus.

    On n’a pas envie d’aimer ce protagoniste amoral, narcissique, incroyablement égoïste et, franchement, assez agaçant. Pourtant, Timothée Chalamet nous fait secrètement apprécier cet homme qui se concentre sur lui-même avant tout le monde. Marty est un véritable feu d’artifice, manipulateur jusqu’à la stupidité. Son seul atout est son immense talent de joueur de ping-pong, même si personne autour de lui ne semble le reconnaître. Il veut être un gagnant dans une vie qui n’a été jusqu’à présent qu’une succession d’échecs, peu importe les dommages collatéraux.

    Le travail de l’obsession

    Le chemin de Marty vers la gloire est tout sauf linéaire. Après une défaite humiliante lors du premier tournoi à Londres contre Koto Endo (un joueur japonais doté d’une raquette technologiquement supérieure), Marty s’enfonce dans un tourbillon de manœuvres autodestructrices et d’arnaques à la limite de la légalité pour se frayer un chemin vers une revanche à Tokyo. Ses actions frôlent constamment la catastrophe, culminant en une fusillade bizarre à propos d’un chien perdu qui laisse Rachel, enceinte, blessée dans un lit d’hôpital. La relation entre Marty et Rachel est incroyablement singulière. Elle s’avère être une escroque à part entière ; ainsi, même si nous éprouvons de la compassion pour elle, nous ne parvenons pas à la voir comme une victime sans défense. Marty et elle sont des âmes sœurs, tous deux prêts à tout pour obtenir ce qu’ils veulent.

    Dans une démonstration effrayante d’ambition naïve, Marty l’abandonne là-bas, choisissant l’obligation de son talent plutôt que la responsabilité de sa vie. Il se rend au Japon non pas pour un tournoi, mais pour un match d’exhibition truqué où il affrontera Endo. Marty a accepté de perdre et s’y plie dans un premier temps. Cependant, voyant là sa dernière chance de faire ses preuves, il refuse de s’en tenir là. Il exige un véritable match revanche et, dans un jeu de concentration et d’habileté, bat son rival. Il tombe à genoux ; il a enfin prouvé sa valeur à la seule personne qui compte : lui-même.

    Le premier cri

    À son retour, Marty se rend directement à l’hôpital, au chevet de Rachel. Elle a été soignée pour sa blessure par balle, mais elle a également donné naissance à un petit garçon. Pour la première fois dans le film, le rythme effréné s’arrête. Marty s’assoit tranquillement au chevet de Rachel, enfin capable de se reposer là où est sa place.

    À la naissance du bébé, le film met en scène la naissance psychologique de Marty. Alors que Marty va voir son fils pour la première fois à la nurserie de l’hôpital, le cri du bébé, signe primitif de vie, trouve un écho dans les larmes de Marty.

    À travers le temps, l’échec et l’abandon final de ses illusions, le garçon irrévérencieux renaît — non pas en tant que champion du monde, mais en tant qu’homme qui n’a plus besoin de prouver sa valeur. Marty est enfin rentré chez lui.

Next
Next

America at 250: Louis Armstrong