Christ's Tenderness Toward His Friends
“Jesus does not ask ‘Who do you say that I am?’ to expose his friends or to catch them out. He asks out of tenderness — because no definition, however perfect, can stand in for a person’s free and personal ‘yes.’ And of that ‘yes,’ he himself is the staunchest defender.”
Simone Riva - "But who do you say that I am?" Jesus asked. Peter's answer is a mystery: it comes from the Spirit. But the Spirit speaks first and foremost to our hearts.
There comes a point when popular opinion, the world's idle chatter, the feats trumpeted in the newspapers, carefully engineered fame, success measured in numbers, and the composure of those who defend appearances no longer hold up. It is the moment when the very question that caught the disciples off guard that day cuts through everything: "But who do you say that I am?" (Mt 16:15).
Just imagining the silence that must have fallen a moment later is enough to send a chill down your spine. Not one of them had ever asked himself that question, even though they had talked about everything else during those years of living side by side. All at once, Christ sets them in front of their own experience: "Who am I to you?" It is like those conversations in which people say all sorts of things and someone suddenly asks, "But what is your own experience of what you're saying? Where are you in the words you're using?"
Jesus has no intention of putting his disciples on trial in public to prove that they still do not understand who he truly is. He never turns against anyone, except the Enemy. His question springs from an infinite tenderness for that group of friends he had chosen—friends who, at times, forgot that nothing can take the place of the one true reason for following him: their free and personal "yes."
The silence, though, is broken by the impetuousness of the first of the apostles: "You are the Christ, the Son of the living God" (Mt 16:16). Our Peter sounds as if he had just stepped out of a catechism class. A flawless definition, the kind that earns a round of applause and a mandate to spread far and wide the identity of Jesus, declared at last. Instead, what comes is the most unexpected revelation of all: "Blessed are you, Simon son of Jonah. For flesh and blood has not revealed this to you, but my Father who is in heaven."
Peter senses that he is dealing with the relationship between Jesus and the Father, and yet he probably does not grasp the real meaning of Christ's answer—nor, for that matter, the task, or rather the "charism," that the Lord entrusts to him a moment later, binding his name to it forever.
The disciples must have thought back to what had happened a few days earlier, which the Gospel recounts without flinching: "In coming to the other side of the sea, the disciples had forgotten to bring bread. Jesus said to them, 'Look out, and beware of the leaven of the Pharisees and the Sadducees.' But they were talking among themselves and saying, 'We didn't bring any bread!'" (Mt 16:5–7).
Christ and the apostles often seem to be operating on two different wavelengths, and the question about the place they had reserved for the Master in their lives looks like an extreme act of charity—so that they would not go on following him without being convinced of the reasons for doing so. Jesus knows that having real reasons is one of those things we most often spare ourselves, hoping that no one will ever ask us, "But where do you stand on what you're saying?"—and will instead leave us to our own devices while we keep doing what we have always done.
But the Mystery lies in wait for us through its great ally: our heart. In the long run, words, discussions, interpretations, strategies, and slogans are no longer enough for us, because we need solid ground on which to build a life. That is why, if we are honest with ourselves, we start looking around to see who is truly able to keep us company at the level of our most fundamental need. The end of the Gospel episode shows exactly that—and shows all the patience God is willing to have so that each person can make the discovery for himself: "Then he ordered his disciples to tell no one that he was the Christ" (Mt 16:20).
It is not enough that Peter was enlightened and said the right thing. Neither is what will be born of that answer enough, nor the awareness that will slowly take root in his life and in the lives of his friends. Everything still needs what Jesus needed when he decided to offer himself to human freedom: our personal "yes," of which he himself is the staunchest defender.
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La tenerezza di Cristo per gli amici
Simone Riva
"Ma voi, chi dite che io sia?" chiese Gesù. La risposta di Pietro è misteriosa: viene dallo Spirito. Ma lo Spirito rivolge innanzitutto al nostro cuore
Arriva un momento in cui le opinioni diffuse, le chiacchiere del mondo, le imprese millantate sui giornali, la fama astutamente costruita, i successi dei numeri, la pacatezza dei difensori della forma, non tengono più. È il momento in cui si staglia la stessa domanda che spiazzò i discepoli quel giorno: “Ma voi, chi dite che io sia?” (Mt 16,15).
Immaginare il silenzio, che si sarà creato un istante dopo, mette i brividi. Nessuno di loro si era mai posto quell’interrogativo, anche se avevano parlato di tutto in quegli anni di convivenza. All’improvviso Cristo li mette davanti alla loro esperienza: “Chi sono io per voi?”. Come quando, durante certi dialoghi in cui si dice di tutto e di più, a un tratto uno chiede: “Ma tu che esperienza stai facendo di quello che dici? Dove sei nelle parole che usi?”.
Gesù non ha intenzione di esporre i suoi a un pubblico giudizio per dimostrare che non avevano ancora capito chi fosse veramente. Non si è mai mosso contro qualcuno, se non contro il Nemico. La sua domanda nasce da una tenerezza infinita per quel gruppo di amici che si era scelto e che, talvolta, dimenticava che nulla avrebbe potuto prendere il posto dell’unica vera ragione della sequela: il loro sì libero e personale.
Il silenzio, tuttavia, è rotto dall’irruenza del primo degli apostoli: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente” (Mt 16,16). Pare appena uscito da una lezione di catechismo, il nostro Pietro. Definizione perfetta, che meritava un plauso pubblico e un invito a diffondere dappertutto l’identità di Gesù finalmente dichiarata. E invece arriva la rivelazione più inaspettata: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli”.
Pietro intuisce così di avere a che fare con il rapporto che c’è tra Gesù e il Padre, ma al tempo stesso probabilmente non intuisce il vero significato della risposta di Cristo, come del resto il compito, meglio sarebbe dire “carisma”, che il Signore gli affida subito dopo, legandovi per sempre il suo nome.
Pieter Bruegel il Vecchio, “Caduta degli angeli ribelli” (1562, particolare)
I discepoli avranno ripensato a quanto era accaduto qualche giorno prima e che il Vangelo racconta senza timore: “Nel passare però all’altra riva, i discepoli avevano dimenticato di prendere il pane. Gesù disse loro: ‘Fate bene attenzione e guardatevi dal lievito dei farisei e dei sadducei’. Ma essi parlavano tra loro e dicevano: ‘Non abbiamo preso il pane!'” (Mt 16, 5-7).
Cristo e gli apostoli appaiono spesso su due piani differenti, e la domanda circa il posto che avevano riservato al Maestro nella loro vita appare come un estremo atto di carità perché non abbiano a seguirlo senza essere pieni di ragioni per farlo. Gesù sa che l’essere pieni di ragioni, infatti, è una di quelle cose che spesso ci risparmiamo, sperando che nessuno ci domandi mai: “Ma tu dove sei in quello che dici?”, lasciandoci nel nostro brodo continuando a fare quello che abbiamo sempre fatto.
Ma il Mistero ci aspetta al varco attraverso il suo grande alleato: il nostro cuore. Parole, discussioni, interpretazioni, strategie, parole d’ordine, a lungo andare non ci bastano più, perché abbiamo bisogno di un punto solido di costruzione per la vita. Per questo, se uno è leale con se stesso, inizia a guardarsi attorno per scorgere chi è in grado di fargli davvero compagnia a questo livello della propria esigenza originaria. Come documenta il finale dell’episodio evangelico, che dimostra tutta la pazienza che Dio è disposto ad affrontare perché ciascuno faccia la propria scoperta: “Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo” (Mt 16,20).
Non basta che Pietro sia stato illuminato e abbia detto la cosa giusta. Non basta ciò che nascerà da quella risposta e dalla consapevolezza che, lentamente, prenderà piede nella sua vita e in quella dei suoi amici. Tutto ha bisogno di ciò di cui ha avuto bisogno Gesù quando ha deciso di proporsi alla libertà dell’uomo: il nostro sì personale, di cui lui stesso è il più strenuo difensore.
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La ternura de Cristo hacia sus amigos
Simone Riva
«Pero vosotros, ¿quién decís que soy yo?», preguntó Jesús. La respuesta de Pedro es misteriosa: proviene del Espíritu. Pero el Espíritu se dirige, ante todo, a nuestro corazón
Llega un momento en el que las opiniones generalizadas, las habladurías del mundo, las hazañas alardeadas en los periódicos, la fama astutamente construida, los éxitos cuantitativos y la serenidad de los defensores de las formas ya no se sostienen. Es el momento en el que resurge la misma pregunta que dejó desconcertados a los discípulos aquel día: «¿Y vosotros, quién decís que soy yo?» (Mt 16,15).
Imaginar el silencio que se habrá creado un instante después pone los pelos de punta. Ninguno de ellos se había planteado jamás esa pregunta, aunque hubieran hablado de todo durante aquellos años de convivencia. De repente, Cristo les pone frente a su propia experiencia: «¿Quién soy yo para vosotros?». Como cuando, durante ciertos diálogos en los que se habla de todo y de más, de pronto alguien pregunta: «Pero ¿qué experiencia estás viviendo de lo que dices? ¿Dónde te sitúas en las palabras que utilizas?».
Jesús no tiene intención de someter a los suyos a un juicio público para demostrar que aún no habían comprendido quién era realmente. Nunca se ha levantado contra nadie, salvo contra el Enemigo. Su pregunta nace de una ternura infinita por aquel grupo de amigos que él mismo había elegido y que, a veces, olvidaba que nada podría sustituir a la única y verdadera razón del seguimiento: su «sí» libre y personal.
El silencio, sin embargo, se rompe con la impetuosidad del primero de los apóstoles: «Tú eres el Cristo, el Hijo del Dios vivo» (Mt 16,16). Parece que nuestro Pedro acaba de salir de una clase de catequesis. Una definición perfecta, que merecía un aplauso público y una invitación a difundir por todas partes la identidad de Jesús, finalmente declarada. Y, en cambio, llega la revelación más inesperada: «Bienaventurado eres, Simón, hijo de Jonás, porque ni la carne ni la sangre te lo han revelado, sino mi Padre que está en los cielos».
Pedro intuye así que tiene que ver con la relación que existe entre Jesús y el Padre, pero al mismo tiempo probablemente no capta el verdadero significado de la respuesta de Cristo, como tampoco la tarea —o mejor dicho, el «carisma»— que el Señor le confía inmediatamente después, vinculando a ella para siempre su nombre.
Pieter Bruegel el Viejo, «La caída de los ángeles rebeldes» (1562, detalle)
Los discípulos habrán vuelto a pensar en lo que había sucedido unos días antes y que el Evangelio narra sin temor: «Al cruzar, sin embargo, a la otra orilla, los discípulos se habían olvidado de llevar pan. Jesús les dijo: “Prestad mucha atención y guardaos de la levadura de los fariseos y de los saduceos”. Pero ellos hablaban entre sí y decían: “¡No hemos traído pan!”» (Mt 16, 5-7).
Cristo y los apóstoles suelen aparecer en dos planos diferentes, y la pregunta sobre el lugar que le habían reservado al Maestro en sus vidas se presenta como un acto extremo de caridad, para que no tengan que seguirlo sin estar llenos de razones para hacerlo. Jesús sabe que estar llenos de razones es, de hecho, una de esas cosas de las que a menudo nos ahorramos, esperando que nadie nos pregunte jamás: «Pero, ¿dónde estás tú en lo que dices?», dejándonos en nuestro caldero y siguiendo haciendo lo que siempre hemos hecho.
Pero el Misterio nos acecha a través de su gran aliado: nuestro corazón. Las palabras, las discusiones, las interpretaciones, las estrategias y las consignas, a la larga, ya no nos bastan, porque necesitamos un punto sólido sobre el que construir nuestra vida. Por eso, si uno es leal consigo mismo, empieza a mirar a su alrededor para descubrir quién es capaz de hacerle compañía de verdad en este nivel de su necesidad originaria. Como documenta el final del episodio evangélico, que demuestra toda la paciencia que Dios está dispuesto a tener para que cada uno haga su propio descubrimiento: «Entonces ordenó a los discípulos que no dijeran a nadie que él era el Cristo» (Mt 16,20).
No basta con que Pedro haya sido iluminado y haya dicho lo correcto. No basta lo que surgirá de esa respuesta y de la conciencia que, poco a poco, se irá afianzando en su vida y en la de sus amigos. Todo necesita aquello de lo que Jesús mismo necesitó cuando decidió ofrecerse a la libertad del hombre: nuestro «sí» personal, del que él mismo es el más ferviente defensor.
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La tendresse du Christ pour ses amis
Simone Riva
« Et vous, qui dites-vous que je suis ? » demanda Jésus. La réponse de Pierre est mystérieuse : elle vient de l’Esprit. Mais l’Esprit s’adresse d’abord à notre cœur
Il arrive un moment où les opinions courantes, les bavardages du monde, les exploits vantés dans les journaux, la renommée habilement construite, les succès chiffrés, le calme des défenseurs des apparences, ne tiennent plus. C’est le moment où resurgit la même question qui avait pris les disciples au dépourvu ce jour-là : « Et vous, qui dites-vous que je suis ? » (Mt 16, 15).
Imaginer le silence qui a dû s’installer un instant plus tard donne des frissons. Aucun d’entre eux ne s’était jamais posé cette question, même s’ils avaient parlé de tout au cours de ces années passées ensemble. Soudain, le Christ les confronte à leur propre expérience : « Qui suis-je pour vous ? ». Comme lorsque, au cours de certains dialogues où l’on dit tout et n’importe quoi, quelqu’un demande brusquement : « Mais quelle expérience fais-tu de ce que tu dis ? Où en es-tu par rapport aux mots que tu utilises ? ».
Jésus n’a pas l’intention d’exposer les siens à un jugement public pour démontrer qu’ils n’avaient pas encore compris qui il était vraiment. Il ne s’est jamais dressé contre qui que ce soit, si ce n’est contre l’Ennemi. Sa question naît d’une tendresse infinie pour ce groupe d’amis qu’il s’était choisi et qui, parfois, oubliait que rien n’aurait pu remplacer la seule véritable raison de la suite : leur « oui » libre et personnel.
Le silence est toutefois rompu par l’impétuosité du premier des apôtres : « Tu es le Christ, le Fils du Dieu vivant » (Mt 16, 16). On dirait que notre Pierre sort tout juste d’un cours de catéchisme. Une définition parfaite, qui méritait un applaudissement public et une invitation à diffuser partout l’identité de Jésus enfin proclamée. Et pourtant, c’est la révélation la plus inattendue qui survient : « Tu es heureux, Simon, fils de Jonas, car ce n’est ni la chair ni le sang qui t’ont révélé cela, mais mon Père qui est dans les cieux. »
Pierre comprend ainsi qu’il est confronté à la relation qui existe entre Jésus et le Père, mais en même temps, il ne saisit probablement pas la véritable signification de la réponse du Christ, pas plus que la mission – ou plutôt le « charisme » – que le Seigneur lui confie aussitôt après, en y liant pour toujours son nom.
Pieter Bruegel l’Ancien, « La Chute des anges rebelles » (1562, détail)
Les disciples ont sans doute repensé à ce qui s’était passé quelques jours auparavant et que l’Évangile raconte sans crainte : « En passant sur l’autre rive, les disciples avaient oublié de prendre du pain. Jésus leur dit : “Prenez bien garde et méfiez-vous du levain des pharisiens et des sadducéens.” Mais eux, ils se parlaient entre eux et disaient : “Nous n’avons pas pris de pain !” » (Mt 16, 5-7).
Le Christ et les apôtres apparaissent souvent sur deux plans différents, et la question concernant la place qu’ils avaient réservée au Maître dans leur vie apparaît comme un acte extrême de charité, afin qu’ils ne soient pas amenés à le suivre sans être pleinement convaincus de le faire. Jésus sait qu’avoir de bonnes raisons, en effet, est l’une de ces choses dont on se dispense souvent, en espérant que personne ne nous demande jamais : « Mais où en es-tu par rapport à ce que tu dis ? », nous laissant ainsi dans notre coin à continuer de faire ce que nous avons toujours fait.
Mais le Mystère nous attend au tournant par l’intermédiaire de son grand allié : notre cœur. Les mots, les discussions, les interprétations, les stratégies, les mots d’ordre, à la longue, ne nous suffisent plus, car nous avons besoin d’un point d’ancrage solide pour construire notre vie. C’est pourquoi, si l’on est honnête avec soi-même, on commence à regarder autour de soi pour discerner qui est capable de nous tenir véritablement compagnie à ce niveau de notre besoin originel. Comme le montre la fin de ce passage de l’Évangile, qui témoigne de toute la patience dont Dieu est prêt à faire preuve pour que chacun fasse sa propre découverte : « Alors il ordonna à ses disciples de ne dire à personne qu’il était le Christ » (Mt 16, 20).
Il ne suffit pas que Pierre ait été éclairé et ait dit ce qu’il fallait. Il ne suffit pas non plus de ce qui naîtra de cette réponse et de la prise de conscience qui, peu à peu, s’imposera dans sa vie et dans celle de ses amis. Tout a besoin de ce dont Jésus a eu besoin lorsqu’il a décidé de se proposer à la liberté de l’homme : notre « oui » personnel, dont lui-même est le plus fervent défenseur.