When Desire Triumphs Over Power
“Christ appeared indifferent toward her, not to deny her mercy, but to kindle her desire. Jesus demonstrates a passion for the individual, where the true problem of existence is the happiness and freedom of each human being.”
Simone Riva - In an episode like the one the liturgy sets before us this Sunday, Jesus’ educational method looks decidedly original.
We can almost hear that cry—unexpected, unwelcome, grating. It explodes into the silence with no restraint, paying no attention to anything going on around it, to the people busy with their own affairs: “Have mercy on me, Lord, Son of David! My daughter is severely tormented by a demon” (Mt 15:22). More surprising still, the cry seems bound to go unanswered: “But he did not say a word to her.”
The situation is awkward for the disciples too. What kind of figure is Jesus cutting in front of everyone? The problem is out in the open, and a few people are already gathering to see how it will end. And what kind of figure would they cut themselves—trailing after someone who doesn’t react, who won’t solve this woman’s problem in front of everyone? Enough that, at a certain point, a few of them work up the nerve: “They came to him and begged him, ‘Grant her request, for she keeps crying out after us’” (Mt 15:23).
Christ, though, takes still more time, recalling the first purpose of his mission—the lost sheep of the house of Israel—as if he had no intention of paying heed to this woman begging him for her daughter. She doesn’t let up. She comes back to ask for help, holding her ground against Jesus’ challenge. Until the Lord is amazed: “Woman, great is your faith! Let it be done for you as you desire” (Mt 15:28).
Commenting on this strange behavior of the Master, St. Augustine says: “Christ appeared indifferent toward her, not to deny her mercy, but to kindle her desire” (Sermo 77, 1: PL 38, 483). The whole thing could have been settled in an instant. With one sentence Jesus could have freed that woman’s daughter without much trouble. But Jesus did not have the daughter alone at heart; first of all he had the woman, who fearlessly had had the nerve to force him to reckon with her need. How could he have sent her home without making her discover her true need, her desire?
What emerges, in that unexpected encounter, is the human position of Christ before us, as Fr. Giussani writes: “Jesus demonstrates in his life a passion for the individual, a drive for the happiness of the individual that leads us to consider the value of the person as something immeasurable, irreducible. The problem of the world’s existence is the happiness of the individual human being” (Luigi Giussani, At the Origin of the Christian Claim, Rizzoli, Milan 2011, p. 105).
In an episode like the one the liturgy sets before us this Sunday, Jesus’ educational method looks decidedly original. Everyone, after all, is preoccupied with asking for something on someone else’s behalf: the woman for her daughter, the disciples for the woman. The “Son of David,” on the other hand, cannot disown his gaze upon the human being—which is, in the end, the Father’s gaze—so that each person may emerge in the truth of what he is.
The possessed daughter is set free, in the end, on account of her mother’s great faith—a faith that leaves even Jesus, so to speak, with no way out, and that, standing before him, lets her name with no possibility of confusion the origin of that move of hers.
The Enemy, and every form of power, are defeated at precisely the point where they think they can take God’s place, as if that were the most normal thing in the world. Inside the confusion we are capable of, in the middle of the claims of those who think they can lead us on a leash, immersed in a world where it would be better if the originality of the individual disappeared so as not to cause too much disturbance, Christ unleashes the instant of healing: we belong to him. And freedom takes the lead again.
-
Quando il desiderio vince il potere
Simone Riva
In un episodio come quello che la liturgia ci propone in questa domenica, il metodo educativo di Gesù appare come decisamente originale
Sembra quasi di sentirlo quel grido, imprevisto, inopportuno, fastidioso. Nel silenzio esplode senza ritegno, incurante di tutto ciò che sta accadendo attorno, delle persone intente nelle loro faccende: “Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio” (Mt 15,22). La cosa ancora più sorprendente, però, è che quel grido pare destinato a rimanere senza risposta: “Ma egli non le rivolse neppure una parola”.
La situazione è imbarazzante anche per i discepoli. Che figura sta facendo Gesù davanti a tutti? Il problema è uscito allo scoperto e si stanno già radunando alcune persone per vedere come sarebbe andata a finire. Che figura avrebbero fatto anche loro: andar dietro a uno che non reagisce, che non risolve davanti a tutti il problema della donna? Tanto che, a un certo punto, alcuni prendono coraggio, “gli si avvicinarono e lo implorarono: ‘Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!'” (Mt 15,23).
Cristo, però, prende ancora tempo ricordando il primo scopo della sua missione, le pecore perdute della casa d’Israele, come se non volesse dar retta a quella donna che lo sta supplicando per la figlia. Lei non molla, e torna a chiedere aiuto, tenendo testa alla sfida di Gesù. Fino a quando il Signore si stupisce: “Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri” (Mt 15,28).
Sant’Agostino, commentando questo strano comportamento del Maestro, dice: “Cristo si mostrava indifferente verso di lei, non per rifiutarle la misericordia, ma per infiammarne il desiderio” (Sermo 77, 1: PL 38, 483). Si sarebbe risolto tutto in un attimo. Con una frase Gesù avrebbe potuto liberare la figlia di quella donna senza troppe complicazioni. A Gesù, però, non stava a cuore solo la figlia, ma anzitutto colei che, senza paura, aveva avuto il coraggio di costringerlo a fare i conti con il suo bisogno. Come avrebbe potuto rimandarla a casa senza farle scoprire il suo vero bisogno, il suo desiderio?
Emerge, in quell’incontro imprevisto, la posizione umana di Cristo davanti a noi, come scrive don Giussani: “Gesù dimostra nella sua esistenza una passione per il singolo, un impeto per la felicità dell’individuo che ci porta a considerare il valore della persona come qualcosa d’incommensurabile, irriducibile. Il problema dell’esistenza del mondo è la felicità del singolo uomo” (Luigi Giussani, All’origine della pretesa cristiana, Rizzoli, Milano 2011, p. 105).
In un episodio come quello che la liturgia ci propone in questa domenica, il metodo educativo di Gesù appare come decisamente originale. Tutti, infatti, sono preoccupati di chiedere qualcosa per gli altri: la donna per la figlia e i discepoli per la donna. Il “figlio di Davide”, invece, non può rinnegare il suo sguardo sull’uomo, che è poi lo sguardo del Padre, perché ciascuno emerga nella verità di ciò che è.
La figlia indemoniata, alla fine, è liberata a motivo della grande fede della madre che lascia, per così dire, senza via d’uscita persino Gesù e che, davanti a lui, può chiamare per nome, senza possibilità di confondersi, l’origine di quella sua mossa.
Il Nemico, e qualsiasi forma di potere, sono così vinti proprio nel punto in cui credono di potersi sostituire a Dio come se fosse la cosa più normale. Dentro la confusione di cui siamo capaci, in mezzo alle pretese di chi pensa di poterci condurre al guinzaglio, immersi in un mondo in cui sarebbe meglio che l’originalità del singolo sparisse per non creare troppo disturbo, Cristo scatena l’istante della guarigione: siamo suoi. E la libertà torna protagonista.
-
Cuando el deseo vence al poder
Simone Riva
En un episodio como el que nos propone la liturgia este domingo, el método educativo de Jesús se presenta como decididamente original
Casi parece que se oye ese grito, imprevisto, inoportuno, molesto. En medio del silencio, estalla sin tapujos, ajeno a todo lo que está sucediendo a su alrededor, a la gente absorta en sus quehaceres: «¡Ten piedad de mí, Señor, hijo de David! Mi hija está muy atormentada por un demonio» (Mt 15,22). Lo más sorprendente, sin embargo, es que ese grito parece destinado a quedarse sin respuesta: «Pero él ni siquiera le dirigió la palabra».
La situación resulta embarazosa también para los discípulos. ¿Qué imagen está dando Jesús ante todos? El problema ha salido a la luz y ya se están reuniendo algunas personas para ver cómo acabaría todo. ¿Qué imagen darían ellos también: ir detrás de alguien que no reacciona, que no resuelve ante todos el problema de la mujer? Tanto es así que, en un momento dado, algunos se arman de valor: «Se acercaron a él y le suplicaron: “Escúchala, porque nos sigue gritando”» (Mt 15,23).
Cristo, sin embargo, se toma aún más tiempo recordando el objetivo principal de su misión, las ovejas perdidas de la casa de Israel, como si no quisiera hacer caso a aquella mujer que le suplica por su hija. Ella no se rinde y vuelve a pedir ayuda, plantándole cara a Jesús. Hasta que el Señor se sorprende: «Mujer, grande es tu fe. Que se haga contigo como deseas» (Mt 15,28).
San Agustín, al comentar este extraño comportamiento del Maestro, dice: «Cristo se mostraba indiferente hacia ella, no para negarle la misericordia, sino para avivar su deseo» (Sermo 77, 1: PL 38, 483). Todo se habría resuelto en un instante. Con una sola frase, Jesús habría podido liberar a la hija de aquella mujer sin demasiadas complicaciones. A Jesús, sin embargo, no solo le importaba la hija, sino ante todo aquella que, sin miedo, había tenido el valor de obligarle a enfrentarse a su necesidad. ¿Cómo habría podido enviarla a casa sin hacer que descubriera su verdadera necesidad, su deseo?
En ese encuentro imprevisto se revela ante nosotros la dimensión humana de Cristo, como escribe don Giussani: «Jesús demuestra en su existencia una pasión por el individuo, un ímpetu por la felicidad de la persona que nos lleva a considerar el valor de la persona como algo inconmensurable, irreducible. El problema de la existencia del mundo es la felicidad de cada hombre» (Luigi Giussani, En el origen de la pretensión cristiana, Rizzoli, Milán 2011, p. 105).
En un episodio como el que nos propone la liturgia este domingo, el método educativo de Jesús se revela decididamente original. De hecho, todos se preocupan por pedir algo por los demás: la mujer por su hija y los discípulos por la mujer. El «hijo de David», en cambio, no puede renegar de su mirada sobre el hombre —que es, en definitiva, la mirada del Padre—, para que cada uno emerja en la verdad de lo que es.
La hija endemoniada, al final, queda liberada gracias a la gran fe de la madre, que deja, por así decirlo, sin salida incluso a Jesús y que, ante él, puede llamar por su nombre, sin posibilidad de confundirse, al origen de ese gesto suyo.
El Enemigo, y cualquier forma de poder, son así vencidos precisamente en el punto en el que creen poder sustituirse a Dios como si fuera lo más normal del mundo. En medio de la confusión de la que somos capaces, en medio de las pretensiones de quienes creen poder llevarnos con correa, inmersos en un mundo en el que sería mejor que la originalidad del individuo desapareciera para no causar demasiado trastorno, Cristo desencadena el instante de la curación: somos suyos. Y la libertad vuelve a ser protagonista.
-
Quand le désir l’emporte sur le pouvoir
Simone Riva
Dans un épisode comme celui que la liturgie nous propose ce dimanche, la méthode éducative de Jésus apparaît comme résolument originale
On croit presque entendre ce cri, inattendu, inopportun, agaçant. Dans le silence, il jaillit sans retenue, indifférent à tout ce qui se passe autour, aux gens occupés à leurs affaires : « Aie pitié de moi, Seigneur, fils de David ! Ma fille est terriblement tourmentée par un démon » (Mt 15, 22). Le plus surprenant, cependant, c’est que ce cri semble destiné à rester sans réponse : « Mais il ne lui adressa pas un seul mot ».
La situation est gênante même pour les disciples. Quelle image Jésus donne-t-il ainsi devant tout le monde ? Le problème est désormais au grand jour et certaines personnes commencent déjà à se rassembler pour voir comment cela allait se terminer. Quelle image auraient-ils eux aussi donnée : suivre quelqu’un qui ne réagit pas, qui ne résout pas devant tout le monde le problème de cette femme ? À tel point qu’à un certain moment, certains prennent leur courage à deux mains : « Ils s’approchèrent de lui et le supplièrent : “Exauce-la, car elle nous suit en criant !” » (Mt 15, 23).
Mais le Christ prend encore son temps, se rappelant le but premier de sa mission, les brebis égarées de la maison d’Israël, comme s’il ne voulait pas prêter attention à cette femme qui le supplie pour sa fille. Elle ne lâche pas prise et revient demander de l’aide, tenant tête au défi lancé par Jésus. Jusqu’à ce que le Seigneur s’étonne : « Femme, ta foi est grande ! Qu’il te soit fait comme tu le désires » (Mt 15, 28).
Saint Augustin, commentant cet étrange comportement du Maître, dit : « Le Christ se montrait indifférent à son égard, non pas pour lui refuser sa miséricorde, mais pour enflammer son désir » (Sermo 77, 1 : PL 38, 483). Tout aurait pu se régler en un instant. D’une simple phrase, Jésus aurait pu libérer la fille de cette femme sans trop de complications. Mais Jésus ne se souciait pas seulement de la fille, mais avant tout de celle qui, sans crainte, avait eu le courage de le forcer à prendre conscience de son besoin. Comment aurait-il pu la renvoyer chez elle sans lui faire découvrir son véritable besoin, son désir ?
C’est dans cette rencontre imprévue que se révèle, devant nous, la dimension humaine du Christ, comme l’écrit don Giussani : « Jésus manifeste dans son existence une passion pour l’individu, un élan vers le bonheur de la personne qui nous amène à considérer la valeur de la personne comme quelque chose d’incommensurable, d’irréductible. Le problème de l’existence du monde est le bonheur de chaque homme » (Luigi Giussani, À l’origine de la prétention chrétienne, Rizzoli, Milan 2011, p. 105).
Dans un épisode tel que celui que la liturgie nous propose ce dimanche, la méthode éducative de Jésus apparaît comme résolument originale. En effet, tous se soucient de demander quelque chose pour les autres : la femme pour sa fille et les disciples pour la femme. Le « fils de David », en revanche, ne peut renier son regard sur l’homme, qui est en fin de compte le regard du Père, afin que chacun s’épanouisse dans la vérité de ce qu’il est.
La fille possédée est finalement libérée grâce à la grande foi de sa mère qui met, pour ainsi dire, même Jésus dans une impasse et qui, devant lui, peut nommer sans se tromper l’origine de son geste.
L’Ennemi, et toute forme de pouvoir, sont ainsi vaincus précisément là où ils croient pouvoir se substituer à Dieu comme si c’était la chose la plus normale au monde. Au cœur de la confusion dont nous sommes capables, au milieu des prétentions de ceux qui pensent pouvoir nous mener en laisse, plongés dans un monde où il vaudrait mieux que l’originalité de chacun disparaisse pour ne pas créer trop de troubles, le Christ déclenche l’instant de la guérison : nous sommes à lui. Et la liberté reprend le dessus.