Dealing with Headwinds
“The episode of the headwind—which Jesus does not spare his disciples—shows that fulfillment is not the result of our own project, the realization of our own plan, or a persistent attempt to do better, but the grace of a presence.”
Simone Riva - We do not decide when God’s grace will come. Christ knows when it is time for the multiplication of the loaves and when it is time for headwinds
The disciples might gladly have stayed there, enjoying food multiplied for everyone and accepting thanks for a work that was not their own. But "Jesus made the disciples get into the boat and go ahead of him to the other side, while he dismissed the crowd" (Mt 14:22).
The Lord keeps for himself the moment of parting from those who have eaten their fill. He must have wanted to turn his gaze on those men and women, weighed down with questions and needs, and to wait for the day when the bread they had just eaten would no longer be enough, no longer satisfy them.
It sends shivers down my spine to think of the intensity in Christ's eyes as he contemplated the destiny of every single person he met. There was no room for rebuke or exhortation, not one step taken at the expense of others' freedom to discover their own human path. Utter solitude. The others do not understand; even the ones he has chosen do not understand—so much so that they would have settled for the multiplied loaves and fish, the five thousand men, and the twelve baskets of leftovers.
But Jesus knows there is something else to reckon with: the headwind. There, and only there, the apostles could finally verify what they had just seen with their own eyes. And so a strange thing happens, which the Gospel makes a point of recording: "Meanwhile, the boat was already many miles from land and was being tossed by the waves; for the wind was against them" (Mt 14:24).
Without going that whole distance—and without their own utter helplessness—how could the reality of Christ's compassion for every human being have taken root in them? They would have been order-takers, bureaucrats, hired hands for someone in power; instead, history would find itself face-to-face with witnesses.
The headwind, the fear of seeing Jesus walking on the water, the agitation of a sea that will not settle, the suspicion that they are lost, the realization that they cannot imitate the Master—all of it finally breaks from Peter's lips in the cry that Jesus' gaze had silently begged for the day before, as he dismissed the crowds: "Lord, save me!" (Mt 14:30).
We know full well that it can take a lifetime to arrive at that plea. For it to be genuine—not merely formal, but radical, visceral—it takes a self-awareness that is more gift than achievement. And the path where grace prefers to meet us is the path of our most authentic desire—the one we cannot shake even when we run for cover in a thousand distractions and dodges—the desire for our own fulfillment.
The episode of the headwind, which Jesus does not spare his disciples, shows that fulfillment is not the outcome of a project of our own, the carrying out of our own plan, or a dogged attempt to do better, but the grace of a presence: "Immediately Jesus reached out his hand, caught him, and said, 'You of little faith, why did you doubt?'" (Mt 14:31).
"Immediately" and "slowly" are God's adverbs. His patience does not get in the way of the immediacy of his presence and his help, just as his intervention does not erase the road still ahead. He knows when it is time for the multiplication of the loaves and fish and when it is time for the headwind. Not like a puppet master pulling strings, but like a craftsman no one can imitate, who reaches out his hand always to save us and set us back on our feet—knowing that we grow only by facing reality as it comes, not without doubts and fears, but filled with the certainty of the good that awaits us in every circumstance.
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Fare i conti col vento contrario
Simone Riva
Il tempo della grazia di Dio non lo decidiamo noi. Cristo sa quando è il momento dei pani moltiplicati e quando quello del vento contrario
Sarebbero forse rimasti lì volentieri a godersi il cibo moltiplicato per tutti, a raccogliere i ringraziamenti per un’opera che non avevano realizzato loro, ma “Gesù costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull’altra riva, finché non avesse congedato la folla” (Mt 14,22). Il Signore tiene per sé il momento del distacco da coloro che avevano mangiato a sazietà. Avrà voluto consegnare il suo sguardo a quegli uomini e a quelle donne, carichi di domande e bisogni, in attesa che il pane appena mangiato non basti più, non soddisfi più.
Vengono i brividi a pensare alla tensione presente negli occhi di Cristo per il destino di ogni singola persona che incontrava. Non c’era posto per il rimprovero o per le raccomandazioni, non una tappa bruciata della libertà altrui circa la scoperta del proprio cammino umano. Estrema solitudine. Gli altri non capiscono, quelli che ha scelto lui non comprendono, tanto che si sarebbero accontentati dei pani e dei pesci moltiplicati, dei cinquemila uomini e delle dodici ceste piene di pezzi avanzati.
Invece Gesù sa che c’è altro con cui occorre fare i conti: il vento contrario. Lì gli apostoli avrebbero finalmente potuto fare la verifica di ciò che avevano appena visto coi loro occhi. E invece accade un fatto strano, che il Vangelo non tace: “La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario” (Mt 14,24).
Senza sperimentare tutta quella distanza, e tutta la loro incapacità, come avrebbe potuto fiorire in loro l’avvenimento della compassione di Cristo per ogni uomo? Sarebbero stati degli esecutori, dei burocrati, dei portaborse di qualcuno che conta, e invece la storia si ritroverà davanti dei testimoni.
Il vento contrario, la paura nel vedere Gesù che cammina sulle acque, l’agitazione per il mare che non vuole saperne di calmarsi, il sospetto di essere perduti, l’evidenza di non riuscire a imitare il Maestro, fa esplodere finalmente sulla bocca di Pietro il grido che lo sguardo di Gesù avrà mendicato in silenzio congedando le folle il giorno prima: “Signore, salvami!” (Mt 14,30).
Per arrivare a questa supplica, lo sappiamo bene, può volerci tutta la vita. Perché sia vera, non formale, ma radicale, viscerale, occorre una coscienza di sé che ha più i connotati del dono che della conquista. E la strada su cui preferisce essere intercettata è quella del nostro desiderio più autentico, che non riusciamo a strapparci di dosso nemmeno quando scappiamo in mille distrazioni e sotterfugi, quello del compimento di noi stessi.
L’episodio del vento contrario, che Gesù non risparmia ai suoi, mostra che il compimento non è frutto di un nostro progetto, realizzazione di un nostro piano, insistente tentativo di essere più bravi, ma la grazia di una presenza: “subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: ‘Uomo di poca fede, perché hai dubitato?'” (Mt 14,31).
“Subito”, insieme a “lentamente”, sono gli avverbi di Dio. La sua pazienza non ostacola l’immediatezza della presenza e dell’aiuto, così come il suo intervento non azzera il successivo cammino. Lui sa quando è il momento dei pani e dei pesci moltiplicati e quando è l’ora del vento contrario. Non al modo di un grande burattinaio, ma di un inimitabile artigiano che, quando tende la mano, lo fa sempre per salvarci e per rilanciarci, consapevole che l’uomo cresce solo affrontando la realtà per come si presenta, senza dubbi o timori, ma pieno della certezza del bene che lo attende in ogni circostanza.
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Afrontar el viento en contra
Simone Riva
No somos nosotros quienes decidimos cuándo llega el tiempo de la gracia de Dios. Cristo sabe cuándo es el momento de los panes multiplicados y cuándo el del viento en contra
Quizá se habrían quedado allí de buen grado para disfrutar de la comida multiplicada para todos, para recibir los agradecimientos por una obra que no habían realizado ellos, pero «Jesús obligó a los discípulos a subir a la barca y a adelantarse a él a la otra orilla, hasta que hubiera despedido a la multitud» (Mt 14,22). El Señor se reserva para sí el momento de la despedida de aquellos que habían comido hasta saciarse. Habría querido dirigir su mirada a aquellos hombres y mujeres, cargados de preguntas y necesidades, a la espera de que el pan que acababan de comer ya no bastara, ya no les satisfaciera.
Se me pone la piel de gallina al pensar en la tensión presente en los ojos de Cristo ante el destino de cada una de las personas con las que se encontraba. No había lugar para la reprimenda ni para las advertencias, ni un paso precipitado que coartara la libertad ajena en el descubrimiento de su propio camino humano. Soledad extrema. Los demás no lo entienden, los que él ha elegido tampoco lo comprenden, hasta tal punto que se habrían conformado con los panes y los peces multiplicados, con los cinco mil hombres y las doce cestas llenas de sobras.
En cambio, Jesús sabe que hay algo más con lo que hay que contar: el viento en contra. Allí los apóstoles habrían podido por fin comprobar lo que acababan de ver con sus propios ojos. Y, en cambio, ocurre un hecho extraño, que el Evangelio no pasa por alto: «La barca, entretanto, ya se había alejado muchas millas de la costa y era sacudida por las olas; pues el viento era contrario» (Mt 14,24).
Sin experimentar toda esa distancia, y toda su incapacidad, ¿cómo habría podido florecer en ellos el acontecimiento de la compasión de Cristo por cada hombre? Habrían sido meros ejecutores, burócratas, lacayos de alguien importante, y en cambio la historia se encontrará ante unos testigos.
El viento en contra, el miedo al ver a Jesús caminando sobre las aguas, la agitación por un mar que se niega a calmarse, la sospecha de estar perdidos, la evidencia de no poder imitar al Maestro, hacen que finalmente brote de los labios de Pedro el grito que la mirada de Jesús habrá suplicado en silencio al despedir a las multitudes el día anterior: «¡Señor, sálvame!» (Mt 14,30).
Para llegar a esta súplica, lo sabemos bien, puede costarnos toda una vida. Para que sea verdadera, no formal, sino radical, visceral, se necesita una conciencia de sí mismo que tenga más las características de un don que de una conquista. Y el camino en el que prefiere que la interceptemos es el de nuestro deseo más auténtico, ese que no logramos quitarnos de encima ni siquiera cuando huimos hacia mil distracciones y subterfugios: el de la plenitud de nosotros mismos.
El episodio del viento contrario, que Jesús no les ahorra a los suyos, muestra que la plenitud no es fruto de un proyecto nuestro, ni la realización de un plan propio, ni un intento insistente de ser mejores, sino la gracia de una presencia: «Al instante Jesús extendió la mano, lo agarró y le dijo: “¿Hombre de poca fe, ¿por qué has dudado?”» (Mt 14,31).
«Inmediatamente», junto con «poco a poco», son los adverbios de Dios. Su paciencia no obstaculiza la inmediatez de la presencia y de la ayuda, del mismo modo que su intervención no anula el camino que queda por recorrer. Él sabe cuándo es el momento de los panes y los peces multiplicados y cuándo es la hora del viento en contra. No a la manera de un gran titiritero, sino de un artesano inimitable que, cuando extiende la mano, lo hace siempre para salvarnos y volver a impulsarnos, consciente de que el hombre solo crece afrontando la realidad tal y como se presenta, sin dudas ni temores, sino lleno de la certeza del bien que le espera en cualquier circunstancia.
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Faire face au vent contraire
Simone Riva
Ce n’est pas à nous de décider du moment de la grâce de Dieu. Le Christ sait quand vient l’heure des pains multipliés et quand vient celle du vent contraire
Ils seraient peut-être restés là volontiers pour profiter de la nourriture multipliée pour tous, pour recueillir les remerciements pour une œuvre qu’ils n’avaient pas accomplie eux-mêmes, mais « Jésus obligea les disciples à monter dans la barque et à le précéder sur l’autre rive, jusqu’à ce qu’il eût renvoyé la foule » (Mt 14, 22). Le Seigneur garde pour lui le moment de la séparation d’avec ceux qui avaient mangé à leur faim. Il a sans doute voulu porter son regard sur ces hommes et ces femmes, chargés de questions et de besoins, dans l’attente que le pain qu’ils venaient de manger ne suffise plus, ne les satisfasse plus.
On en a des frissons en pensant à la tension qui se lisait dans les yeux du Christ face au destin de chaque personne qu’il rencontrait. Il n’y avait pas de place pour le reproche ou les recommandations, pas une étape brûlée de la liberté d’autrui dans la découverte de son propre cheminement humain. Une solitude extrême. Les autres ne comprennent pas, ceux qu’il a choisis ne comprennent pas non plus, à tel point qu’ils se seraient contentés des pains et des poissons multipliés, des cinq mille hommes et des douze paniers remplis de restes.
Or Jésus sait qu’il y a autre chose à prendre en compte : le vent contraire. Là, les apôtres auraient enfin pu vérifier ce qu’ils venaient de voir de leurs propres yeux. Mais il se produit un fait étrange, que l’Évangile ne passe pas sous silence : « Entre-temps, la barque s’était déjà éloignée de plusieurs milles de la terre et était ballottée par les vagues : en effet, le vent était contraire » (Mt 14, 24).
Sans avoir fait l’expérience de toute cette distance, et de toute leur impuissance, comment l’événement de la compassion du Christ pour chaque homme aurait-il pu s’épanouir en eux ? Ils auraient été de simples exécutants, des bureaucrates, des larbins d’une personnalité influente ; or, l’histoire se retrouvera face à des témoins.
Le vent contraire, la peur en voyant Jésus marcher sur les eaux, l’agitation face à une mer qui refuse de s’apaiser, le sentiment d’être perdus, la prise de conscience de ne pas parvenir à imiter le Maître, tout cela fait enfin jaillir de la bouche de Pierre le cri que le regard de Jésus avait imploré en silence en renvoyant les foules la veille : « Seigneur, sauve-moi ! » (Mt 14, 30).
Pour en arriver à cette supplication, nous le savons bien, il faut parfois toute une vie. Pour qu’elle soit authentique, non pas formelle, mais radicale, viscérale, il faut une conscience de soi qui relève davantage du don que de la conquête. Et le chemin sur lequel elle préfère se faire intercepter est celui de notre désir le plus authentique, celui dont nous ne parvenons pas à nous débarrasser même lorsque nous nous enfuyons dans mille distractions et subterfuges, celui de notre épanouissement.
L’épisode du vent contraire, que Jésus n’épargne pas aux siens, montre que l’épanouissement n’est pas le fruit d’un projet qui nous est propre, la réalisation d’un plan que nous avons conçu, une tentative obstinée d’être meilleurs, mais la grâce d’une présence : « Aussitôt, Jésus tendit la main, le saisit et lui dit : “Homme de peu de foi, pourquoi as-tu douté ?” » (Mt 14, 31).
« Aussitôt », tout comme « lentement », sont les adverbes de Dieu. Sa patience n’entrave pas l’immédiateté de sa présence et de son aide, tout comme son intervention n’efface pas le chemin qui reste à parcourir. Il sait quand est le moment des pains et des poissons multipliés et quand vient l’heure du vent contraire. Non pas à la manière d’un grand marionnettiste, mais d’un artisan inimitable qui, lorsqu’il tend la main, le fait toujours pour nous sauver et nous relancer, conscient que l’homme ne grandit qu’en affrontant la réalité telle qu’elle se présente, sans doutes ni craintes, mais plein de la certitude du bien qui l’attend en toute circonstance.