Irresistibile Seduction
“God’s way never begins with self-denial. It begins, as we read in the prophet Jeremiah, with a seduction: ‘You have seduced me, Lord, and I let myself be seduced.’ Think of a person who falls in love. They have to decide whether to give in to that attraction or lose the most beautiful thing that has ever happened to them. One gives something up only for something infinitely more attractive.”
Julián Carrón - Christianity does not begin with self-denial. It begins with a seduction you cannot resist.
I'd like to know how you reacted when you heard this Gospel. It seems Jesus is never satisfied with anything: "Whoever wishes to come after me must deny himself, take up his cross, and follow me." It seems everything hinges on the difficulty of having to deny oneself. So often, self-denial is all that comes across of Christianity. But God's way never begins there. It begins, as we read in the prophet Jeremiah, with a seduction: "You have seduced me, Lord, and I let myself be seduced."
It all begins with the attraction a person feels in the presence of someone who seduces and captivates them. And how do we know this has really happened? How do we know that someone has truly been seduced, captivated, swept away by an attraction they cannot resist? Think of a person who falls in love with another: what do they do? They have to decide whether to give in to that attraction or lose the most beautiful thing that has ever happened to them—right? This is what Jesus is saying. How does a person know they have found the one who seduced them? By the fact that they have no desire other than to give in to that attraction. Nothing else matters to them—they prefer that presence, which makes them truly themselves and gives them a fulfillment without which giving anything up would not even be possible. One gives something up only for something infinitely more attractive!
If we turn this upside down, Christianity becomes unbearable—which is how it is often taken: "This burden again!" No. It is not like that. It is just that we dwell on this point so often, without realizing that when a person falls in love, when they are truly drawn to another, they want nothing more than to go along with what is happening—and so they "deny themselves." In what sense? In the sense that they want nothing more than to give in to that attraction. When this happens, does it mean "denying" themselves in the negative sense of the word, the way we usually take it? Or is it the most powerful sign of the love they have encountered? What kind of attraction must they have laid eyes on, to need nothing else! This is what Jesus came to bring: an attraction so powerful that a person wants nothing but to hold on to it. And holding on to it means yielding to it, yielding to this seduction, until you can say, "I want nothing else"—because everything else is too little! Too little to satisfy the thirst for fulfillment we carry inside.
So "whoever wishes to save his life" can do so only by yielding to the attraction. And what prevails is not what a person "leaves behind" but what they "take in"—what overwhelms them. When we see someone living this way, so completely swept up, we ask ourselves: "What happened to them? What attraction did they see? What seduced them?" "What good is it for a man to gain the whole world, yet lose his own life?"—that is, lose the love of his life? This is what Jesus has brought us. Because nothing but His attraction satisfies the thirst we carry inside: "My soul thirsts for You, Lord."
The whole point is to discover Him! May He be so real, so overwhelming, that we cannot resist His allure and can only yield to it. That is why today, on the wedding anniversary of our two friends, we celebrate this attraction that has triumphed in them. We cannot help giving thanks when we see that, through all of life's ups and downs, there is an attraction that has lasted fifty years. And it is only because of this attraction that they have been able to "give up" so many other things. This is Christ's victory in us: when He draws us to Himself, it is not to take something away from us but to give it back in its fullness. "I have come that they may have life, and have it to the full" (Jn 10:10).
I hope, then, that we do not let this opportunity slip away—that these fifty years may be the beginning of a thirst that grows with time. And may each of us respond to what has happened to us, so as to show everyone that there is an answer to this thirst, to this void. And this at a time when so many people are discovering in themselves an emptiness that will not budge: "I fill time, but I do not fill the void."
Notes not reviewed by the author.
22nd Sunday in Ordinary Time — Year A
Notes from the homily by Fr. Julián Carrón
August 30, 2026
(First Reading: Jer 20:7–9; Responsorial Psalm: Ps 63 (62); Second Reading: Rom 12:1–2; Gospel: Mt 16:21–27)
-
(Prima lettura: Ger 20,7-9; Salmo 62 (63); Seconda lettura: Rm 12,1-2; Vangelo: Mt 16,21-27)
Mi piacerebbe sapere quale reazione avete avuto ascoltando questo Vangelo. Sembra che Gesù non si accontenti di niente: «Se qualcuno vuole venire dietro di me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua». Sembra che tutto stia nella difficoltà di dover rinnegare sé stessi. Tante volte, quello che passa del cristianesimo è questa "negazione di sé. Ma il metodo di Dio non comincia mai da lì. Inizia, come abbiamo letto nel profeta Geremia, da una seduzione: «Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre».
Tutto ha inizio da questa attrattiva che uno sperimenta davanti a qualcuno che lo seduce, che lo affascina. E come sappiamo che gli è accaduto davvero? Come sappiamo che uno è stato veramente sedotto, affascinato e trascinato da un'attrattiva cosi vincente? Pensiamo a una persona che si innamora di un'altra: che cosa fa? Deve decidere se assecondare quell'attrattiva o perdere la cosa più bella che le è capitata nella vita, no? Ciò che dice Gesù è questo. Uno come si rende conto di aver trovato quello che lo ha sedotto? Nel fatto di non avere altro desiderio che assecondarlo, non gli interessa altro... preferisce quella presenza che lo rende veramente sé stesso, dandogli una pienezza senza la quale non sarebbe neanche possibile rinunciare a qualcosa. Uno rinuncia a qualcosa solo per una cosa infinitamente più attraente!
Se noi capovolgiamo le cose, il cristianesimo diventa insopportabile, come spesso viene percepito: «Ancora questo macigno?!». No. Non è così. È che noi tante volte ci soffermiamo su questo punto, senza capire che quando una persona si innamora, quando è veramente attratta da un'altra, non desidera altro che assecondare quello che sta accadendo, e quindi "nega sé stessa. In che senso? Nel senso che non desidera altro che assecondare quell'attrattiva. Quando questo accade, significa "negare" sé stessi nel senso negativo del termine, come spesso lo percepiamo noi, oppure è il segno più potente dell'amore che una persona ha incontrato? Che attrattiva deve esserle accaduta davanti agli occhi per non aver bisogno d'altro! È questo che Gesù è venuto a portare: un'attrattiva così potente che uno non desidera altro che non perderla. E non perderla vuol dire assecondarla, assecondare questa seduzione, per cui "non desidero altro" perché tutto il resto è troppo poco! È troppo poco per rispondere alla sete di pienezza che abbiamo dentro.
Quindi, «chi vuole salvare la propria vita» può farlo solo assecondando l'attrattiva. E quello che prevale non è quello che "lascia" ma quello che "prende", quello che lo travolge. Quando vediamo qualcuno vivere in questo modo, così travolto, ci chiediamo: «Che cosa gli è capitato? Che attrattiva ha percepito? Che cosa lo ha sedotto?». «Quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita?». Se perderà l'amore della sua vita? Questo è quello che Gesù ci ha portato. Perché nessun'altra cosa, se non la Sua attrattiva, risponde a tutta la sete che abbiamo dentro: «Ha sete di te, Signore, l'anima mia».
Tutta la questione è scoprirlo! Che sia talmente reale, talmente travolgente da non poter resistere al fascino e assecondarlo. Per questo oggi, nell'anniversario di matrimonio dei nostri due amici, celebriamo questa attrattiva che ha vinto in loro: non possiamo non ringraziare nel vedere che, attraverso tutte le peripezie della vita, c'è un'attrattiva che dura da cinquant'anni. E solo in forza di questa attrattiva hanno potuto "rinunciare" a tante altre cose. Questa è la vittoria di Cristo in noi: quando ci attira, non è per strapparci qualcosa, ma per darcelo in pienezza. «Sono venuto perché abbiano la vita e l'abbiano in abbondanza» (Gv 10,10).
Mi auguro, quindi, che non ci lasciamo sfuggire questa occasione, che questi cinquant'anni siano l'inizio di una sete che cresce nel tempo. E che ciascuno di noi possa rispondere a quello che gli è accaduto per mostrare a tutti, in un tempo in cui tante persone scoprono la propria irriducibilità - «riempio il tempo e non colmo il vuoto» -, che è possibile trovare una risposta a questa sete, a questo vuoto.
Appunti non rivisti dall'autore
-
XXII domingo del Tiempo Ordinario – Año A
Apuntes de la homilía de don Julián Carrón
30 de agosto de 2026
(Primera lectura: Jer 20,7-9; Salmo responsorial: Sal 62 (63); Segunda lectura: Rom 12,1-2; Evangelio: Mt 16,21-27)Me gustaría saber qué reacción habéis tenido al escuchar este Evangelio. Parece que Jesús no se conforma con nada: «Si alguien quiere venir en mi seguimiento, que se niegue a sí mismo, tome su cruz y me siga». Parece que todo radica en la dificultad de tener que negarse a sí mismo. Muchas veces, lo que se entiende del cristianismo es esta «negación de sí mismo». Pero el método de Dios nunca empieza por ahí. Empieza, como hemos leído en el profeta Jeremías, por una seducción: «Me has seducido, Señor, y me he dejado seducir».
Todo comienza con ese atractivo que uno experimenta ante alguien que lo seduce, que le fascina. ¿Y cómo sabemos que le ha sucedido de verdad? ¿Cómo sabemos que alguien ha sido verdaderamente seducido, fascinado y arrastrado por un atractivo tan irresistible? Pensemos en una persona que se enamora de otra: ¿qué hace? Tiene que decidir si cede a ese atractivo o pierde lo más bonito que le ha pasado en la vida, ¿no? Esto es lo que dice Jesús. ¿Cómo se da uno cuenta de que ha encontrado a quien lo ha seducido? En el hecho de no tener otro deseo que el de ceder a ese atractivo. No le interesa nada más: prefiere esa presencia que lo hace ser verdaderamente él mismo y que le da una plenitud sin la cual ni siquiera sería posible renunciar a algo. ¡Uno renuncia a algo solo por algo infinitamente más atractivo!
Si les damos la vuelta a las cosas, el cristianismo se vuelve insoportable, que es como suele percibirse: «¡¿Otra vez esta losa?!». No. No es así. Es que muchas veces nos detenemos en este punto, sin comprender que cuando una persona se enamora, cuando se siente verdaderamente atraída por otra, no desea otra cosa que seguir el curso de lo que está sucediendo y, por tanto, «se niega a sí misma». ¿En qué sentido? En el sentido de que no desea otra cosa que ceder a ese atractivo. Cuando esto ocurre, ¿significa «negarse» a sí mismo en el sentido negativo del término, tal como solemos entenderlo, o es la señal más poderosa del amor que una persona ha encontrado? ¡Qué atractivo debe de haberse presentado ante sus ojos para que no necesite nada más! Esto es lo que Jesús vino a traer: un atractivo tan poderoso que uno solo desea no perderlo. Y no perderlo significa dejarse llevar por él, dejarse llevar por esta seducción, hasta poder decir: «No deseo otra cosa», ¡porque todo lo demás es demasiado poco! Es demasiado poco para saciar la sed de plenitud que llevamos dentro.
Por lo tanto, «quien quiera salvar su vida» solo puede hacerlo dejándose llevar por ese atractivo. Y lo que prevalece no es lo que uno «deja», sino lo que uno «toma», lo que lo arrolla. Cuando vemos a alguien vivir así, tan arrollado, nos preguntamos: «¿Qué le ha pasado? ¿Qué atractivo ha visto? ¿Qué lo ha seducido?». «¿De qué le servirá al hombre ganar el mundo entero si pierde su vida?», es decir, ¿si pierde el amor de su vida? Esto es lo que Jesús nos ha traído. Porque nada, salvo su atractivo, sacia la sed que llevamos dentro: «Mi alma tiene sed de ti, Señor».
¡De eso se trata, de descubrirlo! Que sea tan real, tan arrollador, que no podamos resistirnos a su atractivo y nos dejemos llevar por él. Por eso hoy, en el aniversario de boda de nuestros dos amigos, celebramos este atractivo que ha triunfado en ellos. No podemos dejar de dar gracias al ver que, a través de todos los altibajos de la vida, hay un atractivo que dura ya cincuenta años. Y solo gracias a este atractivo han podido «renunciar» a tantas otras cosas. Esta es la victoria de Cristo en nosotros: cuando nos atrae, no es para arrebatarnos algo, sino para dárnoslo en plenitud. «He venido para que tengan vida y la tengan en abundancia» (Jn 10,10).
Espero, pues, que no dejemos pasar esta ocasión; que estos cincuenta años sean el comienzo de una sed que crezca con el tiempo. Y que cada uno de nosotros pueda responder a lo que le ha sucedido, para mostrar a todos que es posible encontrar una respuesta a esta sed, a este vacío. Y esto en una época en la que tantas personas descubren su propia irreducibilidad: «Lleno el tiempo y no colmo el vacío».
Apuntes no revisados por el autor.
-
XXIIe dimanche du temps ordinaire - Année A
Notes tirées de l’homélie de don Julián Carrón
30 août 2026
(Première lecture : Jr 20,7-9 ; Psaume 62 (63) ; Deuxième lecture : Rm 12,1-2 ; Évangile : Mt 16,21-27)
J’aimerais savoir quelle a été votre réaction en écoutant cet Évangile. Il semble que Jésus ne se contente de rien : « Si quelqu’un veut venir à ma suite, qu’il renonce à lui-même, qu’il prenne sa croix et qu’il me suive ». Il semble que tout réside dans la difficulté de devoir renoncer à soi-même. Souvent, ce qui ressort du christianisme, c’est cette « abnégation ». Mais la méthode de Dieu ne commence jamais par là. Elle commence, comme nous l’avons lu chez le prophète Jérémie, par une séduction : « Tu m’as séduit, Seigneur, et je me suis laissé séduire ».
Tout commence par cet attrait que l’on ressent face à quelqu’un qui nous séduit, qui nous fascine. Et comment savons-nous que cela nous est réellement arrivé ? Comment savons-nous qu’une personne a été véritablement séduite, fascinée et emportée par un attrait aussi irrésistible ? Pensons à une personne qui tombe amoureuse d’une autre : que fait-elle ? Elle doit décider soit de céder à cet attrait, soit de perdre la plus belle chose qui lui soit arrivée dans la vie, n’est-ce pas ? Voici ce que dit Jésus. Comment se rend-on compte d’avoir trouvé ce qui nous a séduit ? C’est par le fait de n’avoir d’autre désir que de céder à cette attirance, rien d’autre ne nous intéresse… on préfère cette présence qui nous rend véritablement nous-mêmes, en nous donnant une plénitude sans laquelle il ne serait même pas possible de renoncer à quoi que ce soit. On ne renonce à quelque chose que pour une chose infiniment plus attirante !
Si nous inversons les choses, le christianisme devient insupportable, comme on le perçoit souvent : « Encore ce fardeau ?! ». Non. Ce n’est pas ça. C’est simplement que nous nous attardons souvent sur ce point, sans comprendre que lorsqu’une personne tombe amoureuse, lorsqu’elle est véritablement attirée par une autre, elle ne désire rien d’autre que de se laisser porter par ce qui se passe, et donc « se renie elle-même ». Dans quel sens ? Dans le sens où elle ne désire rien d’autre que de se laisser porter par cette attirance. Lorsque cela se produit, s’agit-il de « se renier » soi-même au sens négatif du terme, comme nous le percevons souvent, ou est-ce le signe le plus puissant de l’amour qu’une personne ait rencontré ? Quelle attirance a bien pu se présenter à ses yeux pour qu’elle n’ait besoin de rien d’autre ! C’est cela que Jésus est venu apporter : une attraction si puissante que l’on ne désire rien d’autre que de ne pas la perdre. Et ne pas la perdre, c’est y céder, céder à cette séduction, de sorte que « je ne désire rien d’autre » car tout le reste est trop peu ! C’est trop peu pour répondre à la soif de plénitude que nous portons en nous.
Ainsi, « celui qui veut sauver sa vie » ne peut le faire qu’en cédant à cette attraction. Et ce qui l’emporte, ce n’est pas ce qu’il « laisse », mais ce qu’il « reçoit », ce qui le submerge. Quand nous voyons quelqu’un vivre ainsi, à ce point submergé, nous nous demandons : « Que lui est-il arrivé ? Quelle attraction a-t-il perçue ? Qu’est-ce qui l’a séduit ? ». « À quoi cela servira-t-il à un homme de gagner le monde entier s’il perd sa vie ? ». S’il perd l’amour de sa vie ? C’est ce que Jésus nous a apporté. Car rien d’autre, si ce n’est Son attrait, ne répond à toute la soif que nous avons en nous : « Mon âme a soif de toi, Seigneur. »
Tout l’enjeu est de le découvrir ! Qu’il soit si réel, si bouleversant qu’on ne puisse résister à son charme et qu’on ne puisse que s’y abandonner. C’est pourquoi aujourd’hui, à l’occasion de l’anniversaire de mariage de nos deux amis, nous célébrons cette attraction qui a triomphé en eux : nous ne pouvons que rendre grâce en voyant que, malgré toutes les péripéties de la vie, il existe une attraction qui dure depuis cinquante ans. Et c’est uniquement grâce à cette attraction qu’ils ont pu « renoncer » à tant d’autres choses. Telle est la victoire du Christ en nous : lorsqu’il nous attire, ce n’est pas pour nous arracher quelque chose, mais pour nous le donner en plénitude. « Je suis venu afin qu’ils aient la vie et qu’ils l’aient en abondance » (Jn 10, 10).
J’espère donc que nous ne laisserons pas passer cette occasion, que ces cinquante ans soient le début d’une soif qui grandit avec le temps. Et que chacun de nous puisse répondre à ce qui lui est arrivé pour montrer à tous, à une époque où tant de personnes découvrent leur irréductibilité – « je remplis le temps et je ne comble pas le vide » –, qu’il est possible de trouver une réponse à cette soif, à ce vide.
Notes non relues par l’auteur