“What if the woman at the front desk is a saint? What about you?”
Simone Riva - The company of the saints is the most desirable thing in life. Being one of them is the guarantee that we haven’t lived in vain.
What if they were right here among us? Take the woman we pass every day on our way out the door. She worries about leaving the front desk in order, about getting the mail and the couriers’ packages into the right boxes when the mail carrier comes, about tending the roses that climb around the little grotto the first tenants wanted set out in plain sight, so that Our Lady’s gaze would be the first and the last of each day. What if she, of all people, were one of them?
And the coworker who doesn’t go along with the crowd, who doesn’t say what everybody says, who works with a taste and a passion all his own—what if he were one of them? Or the sixteen-year-old full of objections, of things that don’t add up, of reasons to tear it all down, who turns every bit of it into a question, into curiosity, into the desire to find his place in the world—what if he were one of them, too?
Then there’s the teacher who doesn’t walk into class as if she were headed to the gallows. She laid down the weapons of grades and rules long ago, and she crosses the school threshold each morning full of restlessness about whatever the day might bring. What if she were one of them? And the man who shows up every week with the same sins, who asks forgiveness every time and every time begins again—could he be one of them?
And what about me? What about you? With all the energy you pour into waiting for something spectacular to happen and change things—to fix what’s broken, the injustices you suffer, the dreams that never come true—is there still a chance for you to be one of them? With all the anger you’re nursing over your son’s illness, which the doctors have only just diagnosed—anger that won’t give you a moment’s peace, because you’ve always lived a good life and your family doesn’t deserve a trial this hard—will there still be room for you among them?
And you, swept away by the confusion of living, no longer sure whom to follow or where to look, fighting yourself every morning just to get out of bed and face the day, more at home in darkness than in light—can you ever hope to be one of them?
The company of the saints is the most desirable thing in life. Being one of them is the guarantee that we haven’t lived in vain. On this feast, every human life is embraced by men and women so many in number, from places so different, with stories so far beyond imagining, that only God could have brought them into being.
He Himself can guarantee a place for us, too, as long as we see them for what they are—magnificent flowers that can make any desert bloom—and freely choose to follow their path. Benedict XVI described that path well in his homily for this same feast in 2006: “The Church’s experience shows that every form of holiness, even if it follows different paths, always passes through the Way of the Cross, the way of self-denial. The Saints’ biographies describe men and women who, docile to the divine plan, sometimes faced unspeakable trials and suffering, persecution and martyrdom.”1
The way of the cross is the surest way to recognize them when they live among us, and to keep them from slipping away. Often shoved into a corner, run down, falsely accused, ignored as if they had never existed, they are actually setting their hand to the one work that is necessary: changing the world through the total gift of themselves.
So all of us can hope to enter this great company: the only one we can’t do without, the only one that isn’t afraid of who we are. It has no need to lash out at others, to fill the streets with insults, or to fall into line inside a cage of slogans, flags, and the same old songs, because it has chosen to meet at the cross, where Another has truly changed things. All it would take is to notice the saints who live among us.
Notes
Benedict XVI, Homily at Holy Mass on the Solemnity of All Saints, Vatican Basilica, November 1, 2006.
Translated from the Italian.
Source: https://www.ilsussidiario.net/editoriale/2026/11/1/e-se-fossimo-santi-senza-saperlo/3014385/
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E se fossimo santi senza saperlo?
Simone Riva
La compagnia dei santi è la cosa più desiderabile della vita, essere uno di loro la garanzia di non aver vissuto invano
E se fossero qui in mezzo a noi? Se quella donna che incontriamo tutti i giorni uscendo di casa, preoccupata di lasciare in ordine la portineria, di sistemare la posta nelle caselle giuste quando arriverà il postino e i pacchi consegnati dai corrieri, di curare le rose che si arrampicano attorno a quella grotta che i primi inquilini hanno voluto lì in bella vista perché lo sguardo della Madre fosse il primo e l’ultimo della giornata, se proprio lei fosse una di loro?
E quel collega di lavoro che non si muove come tutti, che non dice le cose che dicono tutti, che lavora per proprio gusto e passione, se proprio lui fosse uno di loro? Oppure quel sedicenne pieno di obiezioni, di cose che non tornano, di ragioni per rompere tutto, e che tutto trasforma in domanda, in curiosità, in desiderio di scoprire il suo posto nel mondo, se anche lui fosse uno di loro?
Poi c’è quella insegnante che non entra in classe come se andasse al patibolo, che da tempo ha deposto le armi dei voti e delle regole, piena di inquietudine per ciò che ogni giorno può capitare varcando la porta della scuola, se fosse una di loro? Anche quell’uomo che tutte le settimane arriva con gli stessi peccati, e chiede sempre perdono, e sempre riparte, potrebbe essere uno di loro?
E io? E tu? Con tutta l’energia che investi nell’attendere un fatto clamoroso che cambi le cose, che sistemi quello che non va, le ingiustizie che subisci, i sogni che non si realizzano, hai ancora la possibilità di essere uno di loro? Con tutta la rabbia che covi per la malattia di tuo figlio, che i medici hanno appena scoperto, e che non ti lascia in pace perché hai sempre vissuto bene e la vostra casa non merita una prova così dura, potrai ancora stare in mezzo a loro?
Tu che sei stato travolto dalla confusione del vivere, che non sai più chi seguire e dove guardare, che ogni mattina devi lottare con te stesso solo per uscire dal letto e iniziare la giornata, tu che stai diventando più familiare delle tenebre che della luce, potrai mai sperare di essere uno di loro?
La compagnia dei santi è la cosa più desiderabile della vita, essere uno di loro la garanzia di non aver vissuto invano. Oggi tutte le esistenze sono abbracciate da uomini e donne che sono di un tale numero, di variegate provenienze, di inimmaginabili storie, che solo Dio poteva fare in modo che ci fossero.
Proprio Lui può garantire un posto anche per noi, a patto che li guardiamo per quello che sono questi fiori stupendi in grado di popolare qualsiasi deserto, decidendo liberamente di seguire la loro strada, ben descritta da Benedetto XVI in una sua omelia del 2006 in occasione di questa stessa festa: “L’esperienza della Chiesa dimostra che ogni forma di santità, pur seguendo tracciati differenti, passa sempre per la via della croce, la via della rinuncia a se stesso. Le biografie dei santi descrivono uomini e donne che, docili ai disegni divini, hanno affrontato talvolta prove e sofferenze indescrivibili, persecuzioni e martirio”.
È una via privilegiata per riconoscerli quando vivono in mezzo a noi e non lasciarceli scappare. Spesso messi in un angolo, denigrati, accusati ingiustamente, ignorati come se non fossero mai esistiti, in realtà stanno mettendo mano all’unica opera necessaria: il cambiamento del mondo attraverso il dono totale di sé stessi.
Tutti possiamo così sperare di entrare in questa grandiosa compagnia, l’unica di cui non possiamo fare a meno, l’unica che non ha paura di ciò che siamo, che non ha bisogno di prendersela con gli altri, di riempire le strade di insulti, di uniformarsi nella gabbia di slogan, bandiere e vecchie canzoni, perché ha deciso di darsi appuntamento alla croce, dove un Altro ha cambiato davvero le cose, basterebbe accorgersi dei santi che vivono in mezzo a noi.
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¿Y si fuéramos santos sin saberlo?
Simone Riva
La compañía de los santos es lo más deseable de la vida; ser uno de ellos, la garantía de no haber vivido en vano
¿Y si estuvieran aquí, entre nosotros? ¿Si esa mujer con la que nos cruzamos todos los días al salir de casa, preocupada por dejar ordenada la conserjería, de colocar el correo en los buzones correctos cuando llegue el cartero y los paquetes que entregan los mensajeros, de cuidar las rosas que trepan alrededor de esa gruta que los primeros inquilinos quisieron colocar allí a la vista de todos para que la mirada de la Madre fuera la primera y la última del día, ¿y si fuera precisamente ella una de ellos?
¿Y ese compañero de trabajo que no se mueve como los demás, que no dice las cosas que dicen todos, que trabaja por gusto propio y por pasión, si acaso él fuera uno de ellos? ¿O ese chico de dieciséis años lleno de objeciones, de cosas que no cuadran, de razones para romperlo todo, y que lo transforma todo en preguntas, en curiosidad, en deseo de descubrir su lugar en el mundo, si acaso él también fuera uno de ellos?
Luego está esa profesora que no entra en clase como si fuera al patíbulo, que hace tiempo que ha depuesto las armas de las notas y las normas, llena de inquietud por lo que puede suceder cada día al cruzar la puerta del colegio, ¿y si fuera una de ellos? ¿Y ese hombre que cada semana llega con los mismos pecados, y siempre pide perdón, y siempre vuelve a empezar, podría ser uno de ellos?
¿Y yo? ¿Y tú? Con toda la energía que inviertes en esperar un acontecimiento sensacional que cambie las cosas, que arregle lo que no funciona, las injusticias que sufres, los sueños que no se hacen realidad, ¿todavía tienes la posibilidad de ser uno de ellos? Con toda la rabia que albergas por la enfermedad de tu hijo, que los médicos acaban de descubrir, y que no te deja en paz porque siempre has vivido bien y tu hogar no se merece una prueba tan dura, ¿aún podrás estar entre ellos?
Tú, que te has visto abrumado por la confusión de la vida, que ya no sabes a quién seguir ni hacia dónde mirar, que cada mañana tienes que luchar contigo mismo solo para levantarte de la cama y empezar el día, tú, que te estás acostumbrando más a la oscuridad que a la luz, ¿podrás alguna vez aspirar a ser uno de ellos?
La compañía de los santos es lo más deseable de la vida; ser uno de ellos es la garantía de no haber vivido en vano. Hoy, todas las existencias están rodeadas de hombres y mujeres tan numerosos, de procedencias tan variadas, con historias tan inimaginables, que solo Dios podía hacer que existieran.
Es precisamente Él quien puede garantizarnos un lugar también a nosotros, siempre y cuando los miremos por lo que son: esas flores maravillosas capaces de poblar cualquier desierto, decidiendo libremente seguir su camino, bien descrito por Benedicto XVI en una homilía de 2006 con motivo de esta misma festividad: «La experiencia de la Iglesia demuestra que toda forma de santidad, aunque siga caminos diferentes, pasa siempre por el camino de la cruz, el camino de la renuncia a uno mismo. Las biografías de los santos describen a hombres y mujeres que, dóciles a los designios divinos, han afrontado a veces pruebas y sufrimientos indescriptibles, persecuciones y martirio».
Es una forma privilegiada de reconocerlos cuando viven entre nosotros y de no dejarlos escapar. A menudo relegados a un rincón, denigrados, acusados injustamente, ignorados como si nunca hubieran existido, en realidad están llevando a cabo la única obra necesaria: la transformación del mundo a través de la entrega total de sí mismos.
Así, todos podemos esperar formar parte de esta magnífica compañía, la única de la que no podemos prescindir, la única que no teme lo que somos, que no necesita descargar su ira contra los demás, llenar las calles de insultos ni amoldarse a la jaula de las consignas, las banderas y las viejas canciones, porque ha decidido darse cita en la cruz, donde Otro ha cambiado verdaderamente las cosas, bastaría con fijarnos en los santos que viven entre nosotros.
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Et si nous étions des saints sans le savoir ?
Simone Riva
La compagnie des saints est ce qu’il y a de plus désirable dans la vie ; faire partie de leur cercle est la garantie de ne pas avoir vécu en vain
Et s’ils étaient là, parmi nous ? Si cette femme que nous croisons tous les jours en sortant de chez nous, soucieuse de laisser la loge en ordre, de trier le courrier dans les bonnes boîtes lorsque le facteur arrivera et les colis livrés par les transporteurs, de s’occuper des rosiers qui grimpent autour de cette grotte que les premiers locataires ont voulu placer bien en vue pour que le regard de la Mère soit le premier et le dernier de la journée, si c’était justement elle qui était l’une d’entre eux ?
Et ce collègue de travail qui ne se comporte pas comme tout le monde, qui ne dit pas ce que tout le monde dit, qui travaille par goût et par passion, s’il était lui aussi l’un d’entre eux ? Ou encore cet adolescent de seize ans, plein d’objections, de choses qui ne collent pas, de raisons de tout bouleverser, et qui transforme tout cela en question, en curiosité, en désir de découvrir sa place dans le monde, s’il était lui aussi l’un d’entre eux ?
Et puis il y a cette enseignante qui n’entre pas en classe comme si elle se rendait à l’échafaud, qui a depuis longtemps déposé les armes des notes et des règles, pleine d’inquiétude face à ce qui peut arriver chaque jour en franchissant la porte de l’école, et si elle était l’une d’entre eux ? Même cet homme qui revient chaque semaine avec les mêmes péchés, qui demande toujours pardon, et qui repart toujours, pourrait-il être l’un d’entre eux ?
Et moi ? Et toi ? Avec toute l’énergie que tu consacres à attendre un événement retentissant qui changera les choses, qui réparera ce qui ne va pas, les injustices que tu subis, les rêves qui ne se réalisent pas, as-tu encore la possibilité d’être l’un d’entre eux ? Avec toute la colère que tu nourris à cause de la maladie de ton fils, que les médecins viennent de découvrir, et qui ne te laisse pas en paix parce que tu as toujours bien vécu et que ta famille ne mérite pas une épreuve aussi dure, pourras-tu encore rester parmi eux ?
Toi qui as été submergé par le désarroi de la vie, qui ne sais plus qui suivre ni où poser ton regard, qui chaque matin dois lutter contre toi-même rien que pour sortir du lit et commencer la journée, toi qui deviens plus familier avec les ténèbres qu’avec la lumière, pourras-tu jamais espérer être l’un d’entre eux ?
La compagnie des saints est ce qu’il y a de plus désirable dans la vie ; faire partie des leurs est la garantie de ne pas avoir vécu en vain. Aujourd’hui, toutes les existences sont entourées d’hommes et de femmes si nombreux, d’origines si variées, aux histoires si inimaginables, que seul Dieu pouvait faire en sorte qu’ils soient là.
C’est Lui seul qui peut nous garantir une place à nous aussi, à condition que nous les regardions pour ce qu’ils sont : ces fleurs magnifiques capables de peupler n’importe quel désert, en décidant librement de suivre leur chemin, bien décrit par Benoît XVI dans une homélie de 2006 à l’occasion de cette même fête : « L’expérience de l’Église montre que toute forme de sainteté, bien qu’elle suive des chemins différents, passe toujours par le chemin de la croix, le chemin du renoncement à soi-même. Les biographies des saints décrivent des hommes et des femmes qui, dociles aux desseins divins, ont parfois affronté des épreuves et des souffrances indescriptibles, des persécutions et le martyre. »
C’est un moyen privilégié de les reconnaître lorsqu’ils vivent parmi nous et de ne pas les laisser nous échapper. Souvent mis à l’écart, dénigrés, accusés à tort, ignorés comme s’ils n’avaient jamais existé, ils s’attellent en réalité à la seule œuvre nécessaire : la transformation du monde par le don total d’eux-mêmes.
Nous pouvons ainsi tous espérer entrer dans cette formidable compagnie, la seule dont nous ne pouvons nous passer, la seule qui n’ait pas peur de ce que nous sommes, qui n’ait pas besoin de s’en prendre aux autres, de remplir les rues d’insultes, de s’uniformiser dans la cage des slogans, des drapeaux et des vieilles chansons, car elle a décidé de se donner rendez-vous à la croix, là où un Autre a véritablement changé les choses, il suffirait de remarquer les saints qui vivent parmi nous.